mercoledì 21 dicembre 2011

L'eterno ritorno del Natale

Ri-benvenuto/a a chi passerà di qui. Non posso aspettarmi che qualcuno lo faccia, in effetti, dato che nell'ultimo periodo sono totalmente eclissata dal blog. Con tutto il rispetto e l'affetto per i miei lettori e per i blogger in generale, per me non frequentare il blog è un buon segno.
E' un po' come quando hai una brutta influenza e per una settimana ti trascini per casa con lo stesso pigiama in cui continui a sudare, e per una settimana non ti fai la doccia né ti lavi i capelli. Dopo un po' ti rompi i coglioni di sentirti imbruttito dalla situazione... e la prima doccia dopo giorni fa proprio strano.
Ecco, mi sa che ho proposto una metafora del cazzo, ma la sensazione è un po' così come l'ho descritta - con la differenza che non si tratta di un'influenza, né dura una settimana. Ma questa è un'altra storia.
L'altra storia è sempre la mia, la storia di una che sta cercando di smettere di lamentarsi e a quanto pare durante gli ultimi mesi ci sta riuscendo. E' anche però la storia di una, un'idiota, che talvolta senza sensi di colpa vomita una cena un po' abbondante - come fosse nulla. La storia racconta anche che il quadernino delle calorie è sempre attivato - come fosse normale - ma con la gran differenza che la soglia di sopportazione è stata alzata da 1000 a 1200. Mica sono niente, duecento calorie: segni... stelle buone che indicano che forse una speranza c'è.
Stasera devo prendere un ennesimo aereo, torno in patria per le vacanze di Natale. Quest'anno non mi sento terrorizzata dal cibo e dalla famiglia come l'anno scorso, anche se so già che mi darà fastidio vedere il panettone trasformarsi in grasso sulla mia pancia. Tra l'altro, non mi peso da mesi. Perché ho acquisito una self-confidence da paura? Oh, no: semplicemente, non voglio deprimermi. Sto facendo la prova del guardati-allo-specchio-e-lascia-decidere-ai-tuoi-occhi-se-sei-grassa-o-meno. A volte vorrei a prendermi a pugni per quanto mi vedo orrenda, ma altre volte mi sento meglio.
La cotta per il collega stronzo è nel frattempo semisvanita - e meno male, visto il personaggio amichevole ma con il sorrisetto da quello che ti salterebbe addosso nel giro di due secondi ma non lo fa perché non sarebbe cool. Eh no caro, non lo fai perché io te lo impedisco; perché io, e il mio passato lo ben sa, non ho problemi a flirtare con te fino alla fine, ma non lo faccio perché tu non ne vali la pena. Vivere vale la pena, essere amati, amare, soffrire, gioire, deprimersi, lavorare, leggere un libro sul divano la domenica quando piove, andare a trovare mia nonna, fare una torta, un viaggio... Vivere non è superficiale, nonostante la superficialità possa essere una sacrosanta cura per il mal di vivere. Ma non per l'amore, no.

Fanciulle (dato che non credo di avere lettori di sesso maschile), io non so se mi leggerete prima del 25, né so se v'importi qualcosa del Natale, ma in ogni caso io ve ne auguro uno sereno, e spero trascorrerete una buona fine dell'anno. Siamo già nel 2012 cacchio... siamo in crisi, l'umanità è di una grettezza abbacinante e allucinante, l'Europa potrebbe essere solo un mito, i cinesi ci mangeranno vivi, i dottorandi in filosofia politica finiranno probabilmente in mezzo a una strada, i poveri saranno sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Il Fondo Monetario Internazionale continuerà ad essere diretto dai francesi, e l'Italia dai bifolchi. Monti prima o poi se ne andrà, avanti un altro please, e possibilmente mafioso.
Ciononostante - anzi, proprio per questo, non sappiamo quanta esultanza resta al mondo: vediamo di farla valere, di farci valere per quanto si può.
Ode alla vita, con tutto l'affetto che ho.

*Bianca

lunedì 14 novembre 2011

Dal medico, ovvero: come farsi rovinare la giornata in zeropuntocinque secondi.

Nuovo contratto implica a quanto pare visita medica.

"Togliti le scarpe che misuriamo la tua altezza."

[fatto - sconforto numero uno]

"Bene [bene un kazzo], ora sali sulla bilancia."

[fatto - sconforto numero due, e finale]

"Benissimo [MALISSIMO]. Ora controlliamo la tua vista. Leggimi la riga numero dieci..."

Io non mi peso da almeno un mese. Conto le calorie ma nel weekend no, cerco di mangiare come una persona normale e di pensare al cibo come un piacere. Tento persino di restare in equilibrio durante gli altri giorni della settimana, pensate un po'.
Non so se mi spiego: sto cercando di essere una persona normale, ma se quei maledetti XXX centimetri (me ne aspettavo qualcuno in più) e quegli stramaledetti XX chilogrammi (me ne aspettavo qualcuno in meno) mi fanno girare le palle come non mai, allora devo ammettere l'ennesimo fallimento dei miei innumerevoli tentativi di guarigione.
Il body mass index mi sconvolge la vita.
F*CK.

mercoledì 19 ottobre 2011

Aggiornamento lampo

Ciao a tutte!
chi solitamente mi legge, avrà notato che sono un po' sparita... un po' tanto, in effetti.
E' un periodo in cui lavoro molto, e ciò va più che bene perché mi fa sentire viva e utile a qualcosa e a qualcuno...
Sul fronte cibo continuo a contare le calorie, e devo dire che sono 'bravissima' nel senso che non vado quasi mai sopra le mille giornaliere - a parte in alcuni casi, casi in cui però ho imparato a non disperarmi, e soprattutto a non vomitare più. Il mio peso non scende praticamente, ma per lo meno non sale e ne sono felice: è importante per la mia autostima... l'autunno (ormai inverno, quassù!) e il tanto lavoro mi hanno fatto perdere la voglia di fare sport: non corro da molto tempo.
In realtà aggiorno per sfogarmi in due parole su una cosa che mi sta facendo strippare d'indecisione e di dolore: sono in crisi con il mio ragazzo. Sono in crisi da un anno, credo, ma l'ho realizzato solo ora. Non riesco a capire se sono ancora innamorata di lui, per certi versi mi sembra di non potermi immaginare senza di lui, ma per altri vorrei sentirmi più libera di quel che sono ora... Ho lasciato cadere un sacco di amicizie e di lati spontanei e festaioli del mio carattere, e solo ora ho capito che è per causa sua. Il fatto è che, prima che gliene parlassi, lui non se ne rendeva conto... quindi ora la situazione è "ti prego voglio essere perfetto per te non voglio perderti non lasciarmi chiedimi quello che vuoi lo farò io non ero, non sono e non sarò mai niente e nessuno senza di te"...
Panico.
Per di più, mi sono presa una cotta di livello puramente carnale per un mio collega. Per carità, non ho fatto nulla: io sono quella che prima di tradire ci penserebbe due volte e si renderebbe libera, prima di andare con qualcun altro... il fatto è che non sono sicura di volermi separare dal mio ragazzo, mentre d'altra parte ho questa cotta insignificante che mi fa bruciare di passione per una persona che - a detta di chi meglio lo conosce - è uno stronzo e non si fa problemi a scopare senza morale né sentimento. Forse ho bisogno di tutto ciò, di nuovo? forse non ho vissuto, negli ultimi tre anni? non lo so, non mi azzardo troppo a trarre conclusioni... Peraltro so da un amico comune che l'oggetto della mia cotta non ci penserebbe due volte ad andare con me, che gli piaccio sin dall'anno scorso... CRISTO.
Non so cosa fare, vi tengo aggiornate su eventuali evoluzioni rilevanti... e, quando posso, passo da voi. Talvolta lo faccio, talvolta no perché (a) non ho tempo, oppure (b) non me la sento di dar troppe opinioni né giudizi su malesseri quali i DCA....perché, forse egoisticamente, sto cercando di staccarmene il più possibile. La bestia sembra dormire profondamente, conteggio calorie a parte, e non voglio svegliarla. Non ora.
Un abbraccio a tutte voi, con affetto
B.

martedì 27 settembre 2011

Oplà!

Ummamma è tanto che non scrivo.
Sarà che sono presissima dal lavoro tutti i giorni tutto il giorno. A malapena riesco a leggere quel che scrivete voi! commentare, poi, è anch'esso un impegno che riesco a prendermi raramente... Me ne scuso.
Come va, come state?
Io, non c'è male, grazie. Come dicevo, ho ripreso a lavorare a tempo pieno, e in più da questa settimana ho:
- un corso di francese;
- un corso di inglese accademico.
Poi nel weekend faccio tutte le cose che non riesco a fare dal lunedì al venerdì, compreso rilassarmi ovviamente... per il resto, non ho molto tempo né molta testa per pensare troppo. Ciò è bene, da un lato!
Dall'altro, ho sempre tempo per tenere il diario alimentare, il quale peraltro va molto bene... 'molto bene' dal punto di vista di una fissata, nel senso che non vomito da più di un mese (a parte per una, solo una, ricaduta) ma in compenso restringo che è una meraviglia, ho riperso i due-tre chili che avevo preso tra sport e magnate vacanziere, lavoro molto e pranzo spesso con una barretta.
Insomma, non è proprio il massimo della salute, ma mi fa stare bene. Il mio ragazzo non lo vedo molto spesso, anche se viviamo insieme, dato che sono tutto il giorno in ufficio... e questo fa sì che lui non possa controllarmi, evviva.
Cristo come sono patetica ed egoista, a pensare certe cose. Ma non è una novità.
Certo, quando la mia collega filippina con cui condivido l'ufficio torna dalla pausa pranzo con un take-away tailandese che irrora profumi esotici di maledettissimo cibo in tutta la stanza, be'... non posso negare che... La Odio. La odio, e nel tentativo di (a) non percepire tutti quei profumi e (b) prevenire qualunque senso di fame, m'infilo un chewing-gum in bocca, e mastico, mastico, mastico, mastico. E lì mi rendo conto di quanto io sia stupida e insana, ma che ci posso fare?
Sono arrivata al punto che, se restringere mi è così facile e se sono così piena di impegni lavorativi e di altro tipo, non mi fermo neppure a pensare che forse dovrei tornare ad uno stile di vita e un'alimentazione sani, che possano sorreggere il mio organismo e le sue fatiche nel modo ottimale. No, non ci penso. Perché dovrei? mi farebbe venire il nervoso.
In fondo, io sto bene.
A parte questi tentativi di autoconvincimento che sembrano miracolosamente funzionare, ci sono due questioni pratiche che vorrei tentare di risolvere con voi...

(1) Musidora! hai di proposito non-invitato blogger alcuna a leggere il tuo blog, oppure c'è qualcosa che strutturalmente non va nel sistema-Blogger? voglio dire, mi sono apparsi aggiornamenti dal tuo blog (nuovo titolo etc.) ma non posso accedervi. Nulla di male se tu avessi deciso di privatizzare il blog al 100%, ma vorrei solo farti sapere di questa 'disfunzione' e capire se si tratta, appunto, di una disfunzione o meno;

(2) in relazione al punto (1), vorrei chiedere a tutte voi lettrici se riuscite a leggere questo mio post, il primo da quando ho reso il blog ad invito. Vi appaiono aggiornamenti su di me? Riuscite ad accedere al blog come prima? Ve lo domando poiché ho visto e saputo da altre bloggers che ci sono stati problemi a questo riguardo.

Ora vi lascio, e torno al mio lavoro... Statemi bene, io vi penso sempre, anche se sono 'materialmente' meno presente.
Con affetto,
Bianca

giovedì 15 settembre 2011

AVVISO IMPORTANTE

Care ragazze,

ho finalmente preso una decisione su cui titubavo da troppo tempo.
Sto per rendere privato questo blog - o meglio: ad invito.
Questo significa che, se vorrete continuare a leggermi, dovrete comunicarmi il vostro indirizzo e-mail cosicché io possa aggiungervi alla lista dei lettori invitati.

Potete scrivere la vostra mail qui sotto in un commento, oppure inviarla a questo indirizzo:
bianca_hurts@live.it

Ovviamente aspetterò un po', prima di privatizzare il blog, per lasciare a voi il tempo di leggere questo post ed eventualmente a me di ricevere i vostri contatti.

Grazie per l'attenzione, spero possiate comprendere.
:-)

lunedì 12 settembre 2011

Welcome, 2011-2012.

Et voilà... mi han messa nel nuovo ufficio, lo condivido con la mia collega filippina e tutti gli altri miei colleghi filosofi politici saranno sul mio stesso piano, tutte le nostre porte danno sullo stesso corridoio. In altre parole, quest'anno non avrò probabilmente alcuna scusa per rifiutare pranzi collettivi, il che a dire il vero mi spaventa un po'.

Ma... ma si possono pensare e scrivere certe cose?! si può? si può, senza essere considerati dei pazzi sociopatici? Sì, forse si può, ma non senza occhiate e giudizi altrui, che comprenderei in pieno.
Al contrario, o allo stesso tempo, sono contenta che il mio ufficio confini con quelli di tutti gli altri miei colleghi: questo significherà infatti che ci sarà più contatto, più lavoro di gruppo, più conversazioni e consolazioni... il che non può guastare, ma può solo far bene - specialmente a una come me.

Insomma, un altro anno accademico sta per partire, con un nuovo ufficio. Spero di poter partire anch'io con qualche novità interiore... con una marcia in più... con qualche chilo in meno di adesso, e mentre scrivo so che il pensiero del cibo continuerà a tormentarmi l'anima in ogni momento di qualsiasi prossimo anno che verrà. Non lo voglio, non lo voglio, ma sembra che io non possa farne a meno. Quando ci provo, fallisco, m'innervosisco per la perdita di controllo, l'umore va a picco, lo specchio mostra cose orribili e la mia voglia di stare con gli altri cala sempre più.
Quest'anno voglio essere: sociale, gradita, rilassata, impegnata. Lo voglio, lo voglio, costi quel che costi.
Staremo a vedere.

giovedì 8 settembre 2011

"Before and After": something we should remember...

Di tanto in tanto continuo a leggere The Love Yourself Challenge, oggi vi ho trovato qualcosa che dovremmo tener bene a mente, qualcosa che spero provochi in voi lo stesso crogiuolo di reazioni, emozioni e voglia di Ribellione e di Vita che ha provocato in me.

lunedì 5 settembre 2011

un Grazie sincero

Buon inizio settimana!
Come sta andando...?
In realtà oggi non so bene cosa scrivere, ho voluto essere più presente qua e là sui vostri blog per commentare le vostre avventure e per quanto riguarda me... sparerò un paio di racconti/riflessioni random :-)

Innanzitutto, prima che mi dimentichi, tenevo a ringraziare tutte voi per aver commentato numerose il mio post precedente: fa davvero piacere, e lo dico davvero - di proposito ripeto 'davvero' due volte, ghgh.
Se non usiamo Internet per generare dialoghi e discussioni, be'... cosa lo usiamo a fare?? Mi piace l'idea di poter pubblicare, commentare, rispondere, generare discussioni (detto così sembra roba da troll - lungi da me!!) e riflessioni. Cosa che senza di voi non potrei mai fare, quindi ancora Grazie per l'affettuosa partecipazione!

Lo scorso weekend è stato bello pieno, e in quanto tale appagante e anche piuttosto sereno.
• Sabato ad Anversa con il mio ragazzo B. e suo fratello, a gironzolare per la città. Stavolta - grazie al cielo! - non mi sono lasciata tentare dai negozi di abbigliamento e scarpe; in compenso la coppietta maniaca di cucina quale siamo ha acquistato due ottime pentole superfighe in supersconto, che se non fossero state in supersconto non ci saremmo mai potuti permettere.
• Domenica, cioè ieri, ho passato la giornata in un parco divertimenti in Olanda, assieme a B. e tre suoi fratello+sorelle, una delle quali ha appunto avuto l'idea di tale gita come sorpresa di compleanno per B. ...mi sono divertita come una bambina!! La mia ultima volta a Gardaland fu circa 15 anni fa, quindi potete immaginarvi com'ero felice di salire su ottovolanti, trenini superveloci e simulatori di volo. Una bella botta d'adrenalina che fa bene allo spirito.

Sul fronte cibo, mi sento proprio strana. Ovvero, continuo il mio regime a mille calorie di massima, conto queste ultime ogni giorno più volte al giorno, pesando quel che cucino e mangio, mettendo in atto il solito studio comparativo delle tabelle nutrizionali ogni volta che vado a far la spesa... insomma, nulla di nuovo. Il peso scende, lo so perché mi peso regolarmente ma non ossessivamente, e nel complesso sono tranquilla e piuttosto serena - proprio come l'appena trascorso weekend.
Ora, quel che mi pare strano è la discrepanza tra:
[i] il fatto che io da un lato abbia ricominciato da circa un mese ad 'affamarmi' (=ufficialmente, dato che ingerisco la metà del mio fabbisogno calorico giornaliero ed eppure non ho tutta 'sta fame, anzi), a contare ogni caloria, a rifiutare cibi per me troppo calorici, con la conseguenza che il peso cala che è una meraviglia; e
[ii] l'inspiegabile tranquillità, dall'altro lato, con cui sembro riuscire a vivere in questo periodo. Niente skleri, niente litigate con il mio ragazzo, niente vomito (!!!), niente lassativi, ... niente.
Insomma, mi parrebbe di star bene se non fosse che seguo un regime alimentare non proprio ortodosso e che m'inkazzo alquanto se non riesco a controllare e se mangio fuori dal limite per più di tre giorni di fila. In altre parole, non sono molto contenta di essere contenta di riuscire a mantenere un regime malato e maniacale: preferirei di gran lunga essere contenta di stare bene mangiando come una persona normale, senza contare le calorie, senza pensare troppo. Invece ancora non ci riesco.

Chissà.
Spero di poter presto leggere buone notizie anche da parte vostra, perché vedo che spesso non va come dovrebbe andare... e non dimenticate di creare un nuovo post quando le cose vanno meglio, scrivete anche quando siete felici, scrivete, perché può essere d'aiuto a chi ne ha bisogno.

Con affetto

venerdì 2 settembre 2011

ça va

Oui, ça va.
Sembra che le cose vadano, in quest'ultimo periodo.
Paranoie saltuarie a parte, nostalgie per patria e famiglia a parte...

mica facile, vivere all'estero.

Lo accennavo in un commento a un mio recente post (due post fa, Buondì, lunedì.). Spiegavo, con un esempio relativo al fare shopping ad Anversa, che tutto è relativo a dove ci si trova, a cosa si fa nella vita, a come ci si sente nei riguardi di se stessi.
Thana diceva:

La tua vita è così splendida raccontata da laggiù [...] Quante persone possono prendere il treno per fare shopping ad Anversa? (:

Io ho dato questa risposta (senza nulla togliere ad Anversa!):

Quante persone in Belgio possono prendere il treno per fare shopping a Milano? :-)
Vedi, è tutto relativo a chi sei, dove sei, e perché sei in quel posto.

Io amo la mia Milano, e mi manca.
Amo i miei nonni, e mi mancano.
Amo il buon cibo e il buon gusto nel vestire, e qui mi mancano.
Mentre per qualcun altro è uno scempio e motivo d'idolatria nei confronti del"L'ESTERO" il fatto che non esistesse Starbucks in Italia [non ho mai capito questi piagnistei, quando tutto il mondo c'invidia il caffè, ma pazienza - era solo un esempio]...

Ho riportato il 'dialogo' per intero perché penso che generalmente parlando si leggano più e meglio post che commenti, e anche perché tenevo a riprendere il discorso. Anche se in realtà non so come continuarlo, 'sto discorso... mah, lo lascio aperto come spunto di riflessione.
Quel che vorrei dire è che 'cambiare aria' in momenti di crisi fa certamente bene - pongo l'accento su questo poiché molte di voi fanno spesso riferimento al sogno di andare a vivere all'estero, dovunque sia il vostro estero preferito. Dicevo, cambiare aria fa bene ma non farà mai abbastanza finché non siamo a posto con noi stessi. Esattamente come non possiamo Amare Davvero un'altra persona finché non amiamo noi stessi [perché noi siamo l'Altro, in fondo, e l'Altro ci rispecchia... scusate la pippa filosofica], non possiamo far nostro un altro posto se l'Armonia non viene trovata innanzitutto dentro di noi. Credo.

Insomma, talvolta è più difficile restare che partire.
[A me i tatuaggi non piacciono, ma se dovessi ipoteticamente (irrealisticamente) farmene uno, la frase che ho appena scritto ed evidenziato sarebbe forse la candidata numero uno.]
L'ha precisato anche Dony in uno dei suoi ultimi post, se non proprio l'ultimo. Ah, Dony! Se non avessi rimosso il blog!! e Dony, quanto avrei voluto sottoscrivere quella riflessione in un commento, comunicarti Quanto ti capisco, quanto io sia d'accordo sul fatto che talvolta partire è più codardo che restare...

E voi, che ne pensate?
Non dovete rispondere, eh. Vi lancio questa riflessione, così. E vi auguro un sereno weekend. A me aspetta un'altra gita ad Anversa (sabato, stavolta con il mio ragazzo) e una domenica al parco di divertimenti Efteling in Olanda :-)

Con affetto,
vostra
Bianca

martedì 30 agosto 2011

Another order maniac (like me)? :-)

Durante la mia quotidiana lettura di repubblica.it, ho trovato questa cosa molto carina e simpatica, la condivido con voi:

[cliccare sulla prima foto per procedere e poter guardare le altre - altrimenti non ha senso]

Mi ha fatto sorridere un sacco, spero possa strappare un sorriso anche a voi!

Con affetto

lunedì 29 agosto 2011

Buondì, lunedì.

In questo periodo le parole non vengono fuori: né dalla bocca né dalle dita, né dalle orecchie né dal cervello. Tutto ciò che accade intorno a me mi mette ansia e mi fa restare indifferente al tempo stesso. Lavoro a un ritmo talmente lento, che perdo il filo ogni due per tre e continuo a non capire quello su cui lavoro - e quello che scrivo io stessa!

Durante il weekend abbiamo avuto ospite una coppia di amici del mio ragazzo dalla Polonia. Mi sono sentita il gestore di un bed&breakfast: non la conoscevo, 'sta gente. Non so, che voi sappiate i polacchi sono chiusi e corti nelle risposte? Voglio dire, non mi aspetto tappeto rosso e mille leccate di culo, ma neanche un freddo menefreghismo dall'altra parte. E ovviamente, con la venuta dei polacchi, il mio cervellino malato ha iniziato a elaborare pensieri e domande che sarebbe meglio non porsi: "ecco, questi arrivano, m'invadono la casa, mi stressano il gatto, fanno come fossero a casa loro senza che io abbia loro detto fate come foste a casa vostra, e nel frattempo ho una sorella ventenne che non è mai venuta una porca volta a trovarmi, cosiddette migliori amiche che non hanno mai preso quel cazzo di aereo da venticinque euro per star qua un paio di giorni. Ecco, persone che conosco da anni non vengono, percepisco la mia casa come un utero vuoto dopo un aborto, mancano amicizie, e perfetti sconosciuti usano il mio bagno e mangiano dal mio piatto". Ieri sera hanno deciso che sarebbero partiti stamattina all'alba per il Lussemburgo, e così han messo la sveglia alle sei, fatto i bagagli, detto due parole di circostanza e via, partiti. Tanto io non ho bisogno di dormire, no. Tanto il mio ragazzo non è uscito alle sei meno un quarto per andare al lavoro cercando di fare il meno rumore possibile, senza neanche fare colazione per non far rumore e per lasciare tutto il cibo possibile agli ospiti. E gli ospiti, stamattina, il mio tiramisu non l'hanno neanche toccato. E il mio amore è andato a lavorare con lo stomaco vuoto. Ma hey, cosa posso farci: io non la conosco, 'sta gente. Sono una stronza.

Ho sforato dalle mie equilibrate mille, in questi due giorni, sono arrivata a milletrecento. La cosa è di una stupidità madornale ma mi fa incazzare. Mi sento nervosa, triste, vorrei mangiare tutto il tiramisu rimasto in frigo ma non lo farò. Mi mordo le labbra e la lingua, programmo i prossimi minuti:
lavo i piatti della colazione, mi lavo i denti, un filo di matita, passo dall'edicola 'ché ho bisogno di Vogue Paris e... prendo il treno. Sì, ho un biglietto premio delle ferrovie belga da utilizzare presto: l'hanno distribuito a tutti i clienti abbonati come me, per i troppi ritardi dei treni dello scorso inverno.
Sì, oggi me ne vado, vado ad Anversa, a guardare i negozi e chissà, magari scattano i prossimi acquisti-per-riempire-il-vuoto-dentro.


Je m'en fous.

martedì 23 agosto 2011

Wedges

Ecco, ieri ho fatto l'ultimo acquisto che sinceramente non mi sarei mai aspettata di fare...

me & my brand-new wedges :-)
Non è infatti da me acquistare scarpe con il tacco, su cui fra l'altro non so assolutamente camminare, ghgh. Ma stavolta sono stata abbagliata da queste superzeppe e non sono riuscita a resistere. Mi chiedo quando le indosserò, dato che
(i) in centro a Bruxelles c'è solo pavé e
(ii) tra un po' inizierò a lavorare più frequentemente in ufficio, e in università (soprattutto in quell'università) non s'è mai visto nessuno con dei tacchi un po' audaci - e onestamente neanche nessuno che indossasse colori differenti da: grigio/marrone/nero/bluscuro. Pff.. gente noiosa, gli accademici.

Anyway, mi piacciono un sacco perché sono comode, non sembro un trampoliere quando cammino, e - la cosa piùfffiga - mi rendono ancora più alta del mio metroesettantacinque :D

Tra un po' questo diventerà un fashion blog.
No, giammai.
Ma... non so cosa mi stia accadendo in questo periodo, o meglio: penso di saperlo dal mio punto di vista, ma non so quale possa essere l'opinione del mondo esterno. Spiego.
Sono sempre stata una persona che pensa troppo, che si rifugia troppo nel proprio angolino interiore, che ha sempre vissuto troppo di teoria e troppo poco di pratica, che si è sempre preoccupata di stare bene dentro e mai fuori... Per di più, lavorare come ricercatrice non aiuta affatto in questo senso, poiché bisogna mantenersi con la testa immersa nella teoria, nelle elucubrazioni astratte, nei libri su libri - a discapito della realtà. Spesso questo insieme di cose mi fa soffrire.
Penso quindi di aver preso la decisione giusta coccolandomi un po' di più nel mio aspetto esteriore, acquistando più vestiti e accessori del normale... in fondo, il denaro è merce di scambio, entra ogni mese e penso sia giusto farne uscire una parte ogni tanto, no? Non voglio diventare una frustrata di quelle pesanti.
Come accennavo a Thana in un commento, io la chiamo cura della superficialità, e penso faccia bene a chi se ne sta spesso rintanato in se stesso come la sottoscritta - naturalmente, 'fa bene' a piccole dosi perché il mondo è già abbastanza superficiale nella sua insensatezza da capitalismo avanzato...

Cambiando discorso, sul fattore cibo va meglio (sempre dal mio punto di vista).
Da un punto di vista sano, va meglio nel senso che non vomito da circa due settimane, e questo è un bel traguardo per l'ultimo anno!!
Da un punto di vista un po' più malato (AMEN), continuo a contare le calorie, la cosa mi fa stare bene e va meglio nel senso che mi mantengo sulle 900-1000 al giorno e senza alcuno sforzo. Cioè, non la percepisco come restrizione; anzi. In altri periodi, 1000 calorie mi sarebbe sembrato soffrire la fame. Il peso è già sceso di un chiletto dal mio ritorno dalle vacanze (ovvero circa due settimane fa), quindi direi che non mi posso lamentare.

Insomma, è un periodo strano... stranamente sereno... in cui mi percepisco più superficiale e più leggera, restringo ma il mio stomaco non lo sente... riesco a lavorare abbastanza anche da casa, senza troppe distrazioni e senza crisi depressivo-malinconiche...
Spero non sia la quiete prima della tempesta. Dai che forse riesco a mantenermi in equilibrio sul mio filo...

sabato 20 agosto 2011

Week-end NoNSenSe

Ho perennemente sonno.
Mangio per inerzia. Non ho particolarmente fame.
Faccio sport una volta sì e dieci no. Mi scuso con un bugiardo vorrei-ma-non-posso.
Cucino a tutto spiano. Automaticamente, quasi in trance.

Mi drogo di fashion blogs. Sono nel periodo shop-till-you-drop, tra ieri e l'altroieri ho acquistato:
• una decina di maglie [Zara]
• jeans skinny verde bottiglia [Zara]
• un vestitino di jeans a maniche corte e uno a pois in bianco e nero a maniche lunghe [Zara]
• cardigan bianco, mi porto avanti per l'inverno [Zara]
• paio di scarpe scamosciate tipo Clark's [éram]
• tre paia fra tights e leggings [H&M]
• borsa vintage gigante [Foxhole, negozietto vintage di Bruxelles]
• maglia a maniche lunghe glitterosa argentata [altro negozio vintage del centro]
In altre parole, ho svaligiato Zara con la borsa di carta più grande e ho fatto la mia parte nel cedere alle solite tentazioni vintage. Tra l'altro è appena uscito uno scandalo su Zara Brasil: manterrebbe i propri lavoratori in condizioni disumane. Come fosse l'unico esempio di questo mondo che va a catafascio. E prova tu, prova ad entrare in uno di quei negozi dove i vestiti sono hand-made e made-in-the-place-where-you-buy-them. Provate. Io ci ho provato: un fallimento monetario. Quando posso compro vintage, ma anche lì... talvolta di quei prezzi per roba di seconda mano...

Dov'ero rimasta? Boh.
Ah sì, la lista delle mie attività nonsense di questi ultimi giorni. Potrei aggiungervi il lavoro (poco), la cura del gatto e la pulizia della casa.
Vado a fare colazione che è meglio.
Oggi c'è un bel sole, dicono avremo quasi 30 gradi - speriamo.

Un buon weekend a tutte voi, siate serene.




>> P.S.: ho inserito tra i link qui sotto un mio vecchio blog (talmente vecchio che non ricordo nemmeno più con quale indirizzo e-mail né password io possa accedervi). In quel periodo avevo una disperata voglia di vivere e al tempo stesso un impulso di morte mi tirava verso l'abisso. Insomma, ero io, sono io, in parole più criptiche rispetto ad ora, meno razionali e più passionali; citazioni, riflessioni politiche, delusioni d'amore, psichedelia delirante da abuso di sostanze, poesie da me scritte (sì, sapevo ancora scrivere....un po'). Ho inserito quindi milanocirconvallazionesterna tra i link perché è pur sempre un pezzetto di me, anche se sono cambiata, anche se in alcune cose non mi riconosco più [in altre anche sì, dannazione]. Magari vi interessa, magari anche no :-)

giovedì 18 agosto 2011

Move your ass!

Oggi decido di muovere il culo.
Di ribellarmi all'apatia.
Di ragionare con la mia testa, con la parte razionale di essa.

Ho scoperto per la duecentomilionesima volta che, se si vuole uscire dalla propria merda, è necessario un programma. Come accennato dall'indicazione numerica 'duecentomilionesima', svegliarsi è un po' la scoperta dell'acqua calda; è solo che alcune volte me ne rendo ben conto, mi alzo e cammino (metaforicamente o meno). Altre volte, invece, mi crogiolo nel mio schifo, incapace di reagire, di muovermi, di pensare in maniera coerente.
Oggi sembra essere un giorno sì. Accolgo quindi a braccia aperte la seguente perla di saggezza che scovai sul blog di Carolìn e che dice:

" sapevo che se avessi voluto una mano, l'avrei trovata solo alla fine del mio braccio "


Insomma, oggi mi sveglio, mi alzo, e vado.
Programma della giornata:

• leggere due o tre articoli su Judith Butler che mi servono per completare la scrittura della mia (forse) prima pubblicazione;

• riportare tre dvd in biblioteca, poi fare un giretto che includerà
(i) ricerca di maglie fighe, da Zara o Forever 21 - ad esempio;
(i) ricerca e acquisto di collant e/o leggings
(i) ricerca di scarpe

• fare un bel respiro e prendere la decisione di buttare in un sacco e/o dar via molti dei miei vecchi vestiti sformati a cui sono meramente legata da uno sciatto sentimento morboso, ma che non hanno nessun uso in quanto
(i) sono rovinatissimi
(i) sono scialbi
(i) recitano taglia 42 che ormai è larga da molti mesi (e meno male! e vorrei ben vedere!)

Stamattina ho iniziato bene, con qualcosa che secondo me tutte noi dovrebbero fare, ogni giorno:
una bella doccia calda, poi prendersi del tempo per scegliere dei vestiti che piacciano, ma soprattutto che ci facciano sentire bene nella nostra pelle.

Io ho optato per questo --->

una felpina acquistata da Bershka tanti anni fa, che mi piace un sacco perché la scimmia è fighissima :D
e un paio di jeans-leggings o leggings-jeans (non so bene come definirli) di H&M, anch'essi piuttosto datati.
Con questa mise parto alla conquista del mondo. Spero che la scimmia mi porti fortuna.

martedì 16 agosto 2011

Il maledetto ritorno dell'anedonia.

Spero abbiate passato un buon Ferragosto. Spero lo abbiate trascorso in luoghi lontani da ciò che vi affligge, in posti dove possiate liberare la vostra mente e lasciarvi fluttuare per un giorno, un'ora, un minuto di libertà...

Io sono andata al mare.
de Nordzee, Oostende
Ma ricordo che vivo in Belgio, quindi il mare qui... insomma... C'erano 20 gradi, avevo freddo. Venti gradi, e i Belgi supercontenti affollavano i treni con i loro costumi da bagno creme solari palette e secchielli via via dalle province noiose, via verso il mare... Alcuni entravano persino in acqua. E' il Mare del Nord, non so se mi spiego.
Era la prima volta, per me, il mare di queste parti. Penso che tornerò ad osservarlo, perché quella freddezza grigioverde mi ha pur trasmesso qualcosa. E' molto malinconico, il Mare del Nord, sussulta e sussurra e sospira con me. Il vento m'infastidiva, le collant m'infastidivano, i capelli sugli occhi m'infastidivano, il mio continuo lamentarmi della temperatura del tempo delle poche opzioni nella scelta del cibo m'infastidivano - perché il mio ragazzo doveva sopportarmi. E' vero: mi lamento sempre.

In questi giorni vado a letto presto e mi sveglio dopo otto-nove ore con la sveglia, e la sensazione di aver dormito troppo poco (!). Faccio incubi costantemente, sempre, ogni notte. Mi sveglio di soprassalto, urlando. Lui mi stringe forte e mi dice di non preoccuparmi, che lui è lì con me, che Twiggy è lì con me (infatti dopo poco salta sul letto e inizia a fare le fusa), mi accarezza la testa e io mi riaddormento. Sogno tantissimo, mi sveglio stanca dal troppo sognare; e sono spesso sogni strani, rappresentano relazioni tra me e altre persone, relazioni dove spesso mi sento estraniata.
Mi sveglio la mattina e il mio primo pensiero è una sensazione di stanchezza e ansia per il nuovo giorno che inizia. Vorrei fosse di nuovo sera, per tornare sotto le coperte.

venerdì 12 agosto 2011

E te pareva...

Ci voleva anche questa:



perché non erano abbastanza magri di per sé, ci volevano quegli stronzi di Gap ad infierire con il massacro dell'irrealismo assassino
nel nome della bellezza
nel contesto di un'imbecillità dilagante
nel gioco facile dell'omertà generale.


Regalatemi una confezione di parole, perché io non ne ho più.
Grazie.


* * * * * * *

Donyvorrei farti sapere che leggo sempre i tuoi post, e che mi dispiace non poter più commentare sul tiramisu o sul tuo sconforto, sulle suore o i bimbi indiani e tutto il resto... ma d'altronde rispetto la scelta perché avrai certamente le tue ottime ragioni.
Tenevo solo a farti sapere che ti leggo regolarmente, ecco :-)
[abbraccio]

mercoledì 10 agosto 2011

Per Holly, ma anche per tutto il resto del Primo Mondo.

Il crescente numero di persone che vedo crollare psicologicamente a causa di psicofarmaci e ospedali psichiatrici mi preoccupa non poco.
Mi è tornata in mente una persona molto interessante che mi è capitato di conoscere durante una conferenza all'università dove lavoro: Frank Furedi. Inglese, sociologo dell'educazione, ha scritto cose molto, molto interessanti... faccio menzione di un titolo in particolare: Therapy Culture - un suo libro del...? 2003, se non sbaglio (ed. Routledge).
Ne consiglierei la lettura a chiunque, è estremamente interessante e piuttosto scorrevole. Non so se sia stato tradotto in italiano... può darsi, chissà. Meglio masticare un po' d'inglese, comunque! ;-)

Riporto un estratto trovato su questa pagina web:
http://www.guardian.co.uk/books/2003/oct/09/health.mentalhealth
Ne sottolineo alcuni frammenti, a mio parere particolarmente significativi.

Stiamo in guardia...


The erosion of the boundary that separates the public from the private is one of the chief accomplishments of therapy culture. We are all used to seeing TV celebrities telling the world about their illnesses, addictions, sex lives and personal hurts. A key theme promoted through confessional television is that in order to heal, emotionally injured individuals need to let go of "private wounds by sharing them with others". The act of "sharing" - turning private troubles into public stories - is now deeply embedded in popular culture.
"Popular therapies have demonised silence and stoicism, promoting the belief that healthy people talk about themselves," says Wendy Kaminer, an American social critic. Individuals who have lost a loved one through tragic circumstances have found the invitation to share it through the media difficult to resist, in the belief that talking to the public about their pain is an effective form of therapy. Jayne Zito, whose husband was killed by a mentally-ill assailant, recalled that she had a "huge need to go on talking". The idea of therapeutic campaigning to work through personal problems is also widely endorsed. Colin Parry, whose young son Timothy was killed by an IRA bomb blast in Warrington, became a public figure often consulted about the political situation in Northern Ireland. "Colin needed the media as his therapy," noted his wife, Wendy.
The rise of self-disclosure television - Oprah Winfrey, Geraldo, Ricki Lake - exemplifies the mass transmission of streams of emotion. Yet, thrash TV, along with its more elevated literary cousin, the new genre of self-revelatory biography, mirrors new cultural norms about notions of intimacy and private space. It seems that everybody wants to talk or write about themselves. In the 1990s, confessional auto-biographies and semi-fictional accounts expanded beyond the usual "I was an addict" stories and adopted themes that were far more private than before. What the American critic Laura Miller has characterised as the "illness memoir" became one of the most distinct literary genres of the late 1990s. Books such as Elizabeth Wurtzel's Prozac Nation and Ben Watt's Patient have fulfilled cultural critic Andrew Calcutt's prediction that memoirs of addictions, cancer, post-natal depression and a variety of other afflictions were likely to turn into a growth area in British publishing.
In a larger context, disclosure represents the point of departure in the act of seeking help - an act of virtue in therapeutic culture. Help-seeking also constitutes the precondition for the management of people's emotions. That is why there are such strong cultural pressures on the individual to "acknowledge pain" and "share". Confession, preferably through therapy, relieves the burden of responsibility and offers a route to public acceptance - even acclaim.
When footballer Paul Gascoigne was exposed in a newspaper as a binge drinker and smoker, he faced the full wrath of the media. He was treated as a public outcast until he acknowledged he had a "problem" and checked into a clinic. By acknowledging his problem, Gascoigne performed a mandatory ritual which was necessary for his re-entry into the moral community. Tony Adams, former England football captain, only earned the respect ofthe media after his public admission of an alcohol problem. Following his autobiography, Addicted, which provides vivid details of his drunken debauchery, some wags suggested that he is now more respected for his addiction than he ever was for his football: Adams has become the paradigmatic victim-hero of British sport.
Because the public exposure of inner pain can count on the affirmation and support of today's culture, more and more people identify themselves through their addiction, syndrome or physical illness. As Miller remarks, "In a world where unadulterated heroism is harder and harder to define, let alone accomplish, the syndrome memoir turns simple survival into a triumph." Illness as a fashion statement is emblematic of this new cultural outlook that attaches so much significance to emotional survival.
And this culture is a self-reinforcing circuit: by upholding the act of seeking help, society continually demands the exposure of pain and public contrition. By treating emotions and feelings as the defining feature of individual identity, the private sphere has become a legitimate area for public scrutiny. So any claim for privacy represents a refusal to accept the new etiquette of emotional correctness.
A powerful parallel development to this is the acceptance of an ever-widening definition of what constitutes psychological distress. Recent decades have seen the discovery of an unprecedented number of new types of illnesses. The diagnoses of post traumatic stress disorder (PTSD), depression, addiction, chronic fatigue syndrome, attention deficit hyperactivity disorder (ADHD), and multiple personality disorder (MPD), are being applied to an astonishingly wide section of the population. In the early 1970s, MPD was a rare diagnosis - less than a dozen cases in the previous years; by the 1990s, thousands of people were diagnosed as multiples. Depression, once primarily associated with women, is now represented as an infirmity that also afflicts children, students and men. Until recently, the diagnosis of ADHD was confined to children. It has now been reinvented as a condition that also afflicts adults. This elaboration of the impact of mental disorders is matched by the growth in the number of routine experiences that are said to cause psychological damage.
But this new narrative of illness does not simply frame the way people are expected to feel and experience problems - it is also an invitation to infirmity. Take the growing phenomenon of stressed-out children. A recent survey discovered that children as young as eight described themselves as "stressed by relationships and school". Professor Stephen Palmer of City University, who led the study, was "surprised by the extent of the problem". "If you had asked eight-year-olds about stress 20 years ago, they would have looked blank," he adds, whereas "now they understand the concept and a significant number report experiencing it." So it is precisely through concepts such as stress that children are educated to make sense of the problems they experience. By the medicalisation of emotional upheaval, young people are trained to regard troublesome experiences as the source of illness for which help needs to be found.
Adults, like children, are continually invited to make sense of their troubles through the medium of therapeutics. Take the experience of crime. The belief that the impact of crime has a major influence on people's emotional life is a relatively recent one. Concern with trauma suffered by a victim has been gradually extended beyond the immediate victim to family members, friends and eyewitnesses. The concept of the indirect victim allows for a tremendous inflation of the numbers who are entitled to claim such support.
But the truth in all this is that people have no inner desire to perceive themselves as ill (or traumatised). Instead, powerful cultural signals provide them with a ready-made therapeutic explanation of their troubles. And once the diagnosis of illness is systematically offered as an interpretive guide for making sense of distress, people are far more likely to perceive themselves as ill. Distress is thus not something to be lived, but a condition that requires treatment. According to this version of personhood, the individual lacks the power to deal with the trials of life. This profoundly disabling view sees the individual as existing in an almost permanent state of vulnerability. As American cultural critic Christopher Lasch notes, "The dominant conception of personality sees the self as a helpless victim of external circumstances." From the standpoint of therapeutic culture, the integrity of the person is threatened through any exposure to adversity.
On the face of it, the tendency to inflate the problem of emotional vulnerability and to minimise the ability of the person to cope with distressful episodes runs counter to the therapeutic ideal of the self-determining individual. In reality, though, the rhetoric of therapeutic self-determination never granted individuals the right to determine their lives: self-discovery through a professional intermediary is justified by the assumption that individuals are helpless to confront problems on their own.
Mirroring this sense of "self-as-victim" is the contemporary obsession with self-esteem. At an individual level, low self-esteem is presented as an invisible disease that undermines the ability of people to control their lives. When, in her celebrated TV interview with Martin Bashir, the late Princess Diana informed us of her secret disease, bulimia, she said: "You inflict it upon yourself because your self-esteem is at a low ebb, and you don't think you're worthy or valuable." Diana's confession resonated with the new common sense that perceives low self-esteem as the principal cause of not only of individual unhappiness, but also of much larger social problems.
The point was echoed by Oprah Winfrey when she informed her audience that "what we are trying to change in this one hour is what I think is the root of all the problems in the world - lack of self-esteem." Low self-esteem is now associated with virtually every social ill. Policy-makers, media commentators and experts regularly demand that action should be taken to raise the self-esteem of schoolchildren, teenagers, parents, the elderly, the homeless, the mentally ill, delinquents, the unemployed, those suffering racism, lone parents, to name but a few.
Even anti-poverty campaigners have shifted their focus. One recent study, Hardship Britain: Being Poor in the 1990s, is promoted on the ground that it examines the "experience of poverty and exclusion, and its impact on self-esteem and personal dignity". In this brave new world, the problem is no longer poverty per se, but its invidious consequence: impaired self-esteem. Government agencies, too, continually point to a self-esteem deficit as the source of social problems. "Whilst there is no single route through which children become involved in prostitution, we know that the most common factors are vulnerability and low self-esteem," according to a briefing document by the Department of Health for Wales. Thus major social problems are atomistically recast as individual woes.
"But why should anyone imagine that such diverse social issues and such complex types of human behaviour could be caused by just one factor: how good or bad one feels about oneself," asks Jennifer Cunningham, a community paediatrician from Glasgow. It is a timely question: its ability to jump from one problem to the next suggests that the self-esteem deficit has taken on the character of a folk myth. An attractive feature of this folk myth is the claim that raising self-esteem works as a magic bullet, able to solve almost any problem facing the individual and society.
British psychologist Terri Apter, a proponent of the miraculous effects of raising self-esteem, enthuses: "New research confirms what has repeatedly been found to be true: self-esteem is a key to successful development and has a far greater impact on future success (and happiness) than intelligence or talent." Along with Oprah, Senator John Vasconcellos of California, a leading voice of the self-esteem movement, regards self-esteem as the "social vaccine safeguarding us all".
The passive narrative of the self-promoted today acquires its apogee with the celebration of self-esteem. Its advocates continually remind people of the virtue of the unconditional acceptance of the self. This static, conservative view of the self represents a rejection of previous, more ambitious calls for "changing yourself", "improving yourself" or for "transcending the self". Instead, the call for self-acceptance is a round-about way of avoiding change. Such a conservative orientation towards the future is clearly reflected within the role of therapy itself.
The paradox of therapy culture is that the more universal it becomes, the less ambitious it seems. Although individual therapists sometimes make extravagant claims about the effectiveness of their product, therapeutic culture is distinctly modest about its efficacy. Therapies tend to be promoted on the grounds that they help people "cope" and "come to terms" with their condition. Such minimal claims stand in distinct contrast to the way that therapy was promoted in the past.
Throughout most of the 20th century, therapy was advertised as both a cure and as an instrument for the construction of a happy society. It was promoted as a positive way of exploring and expanding the individual's personality. From the perspective of today's therapeutic ethos, therapy is much more a means of survival than an instrument through which enlightenment can be gained. Individuals are not so much cured as placed in a state of recovery. They are far more likely to be instructed to acknowledge their problems than to conquer them.
Therapy today, like the wider culture of which it is a part, teaches people to know their place. All that it offers in return are the dubious blessings of affirmation and recognition.

lunedì 8 agosto 2011

Back to Black

...e rieccomi, stesso posto, stessa solitudine, stesso senso d'impotenza e d'impazienza.
Le vacanze si percepiscono già troppo lontane, l'aria è di nuovo stantia e il mio cuore batte in modo irregolare - o almeno, così mi pare...

Ieri sera, dopo relativamente parecchio tempo, ho fumato un da me sapientemente mescolato e perfettamente rollato joint di ottima white widow olandese e tabacco Tigra. Per molti minuti mi sono sentita bene come non mai, le porte del pensiero e delle sensazioni forti si sono di nuovo aperte come non ricordavo da tanto. Ho fluttuato dentro e fuori di me e ho blaterato parole importanti e pensieri profondi al mio ragazzo, con un velo di superficialità che ha reso tutto così deliziosamente contraddittorio, così meravigliosamente equilibrato...

Stamattina mi sono svegliata con molto poca voglia di alzarmi, ho messo su una colazione da 230 calorie, ho fatto muovere un po' Twiggy che dopo un paio di lanci con riporto ha iniziato a miagolare stizzita perché ha perso di nuovo l'elastico con cui gioca da circa un mese (colpa sua, eh), poi ho acceso il computer, ho letto le e-mail di lavoro e quelle di piacere, mi è venuta la nausea nei confronti di entrambe, mi sono detta voglio smantellare il blog, destrutturarlo, ristrutturarlo.
Non è un momento euforico, e cazzo Amy, proprio tu... proprio tu ci hai lasciati, l'ultima Voce degna di essere ascoltata, l'ultimo dolore espresso in musica degno di essere condiviso.
Questo post è anche per te. . .


. . .because you were real.


[14/09/1983 - 23/07/2011]



 ...it's not just my pride/ it's just 'til these tears have dried...


...and in this grey, in this blue shade/ my tears dry on their own...


domenica 10 luglio 2011

Sono arrivate le vacanze. Ma io, sono pronta?

Care ragazze,

passo a lasciar due righe prima di immergermi di nuovo nei preparativi per la partenza (domani).
Non faccio propositi per il periodo vacanziero (da domani a inizio agosto) perché so che sono come sono e che, se avrò la possibilità di avere ricadute malefiche, esse non si faranno attendere.
Le uniche cose che con tutto il cuore spero si realizzino sono divertirmi, rilassarmi, evitare di programmare come un robottino... e prego di non litigare con lui...

Vi auguro buone vacanze e/o buona continuazione di quel che state combinando e combinere nel prossimo mese. Spero sia qualcosa di bellissimo.
Se ho tempo faccio un salto nei vostri blog.

Ciao mitiche!!
un abbraccio forte

martedì 5 luglio 2011

Le mie ultime scoperte:

• se faccio sport, anziché dimagrire ingrasso;

• il motivo per cui, se faccio sport, anziché dimagrire ingrasso, è probabilmente che mi concedo un po' di più di 800-1000 calorie giornaliere;

• il motivo per cui mi concedo più calorie è che altrimenti, facendo sport, stramazzerei a terra;

• pensavo che lo sport mi facesse stare meglio, pensavo mi potesse salvare, pensavo potesse aiutarmi a guarire... e invece ho scoperto che è solo quella maledetta bilancia a determinare il mio umore;

• dovrei pensare di meno e agire di più;

• non so cosa significa 'agire';

• non sono guarita, mentre mi illudo ogni giorno del contrario - in questo senso, è spesso se non sempre il mio ragazzo ad aprirmi gli occhi sulla realtà dei fatti;

• mi sono rotta i coglioni della realtà dei fatti;

• a proposito del mio ragazzo ma anche molto più in generale, ogni atto fisico d'intimità mi disgusta, detesto essere toccata;

• fra una settimana parto per le vacanze e avrò gli stessi dannatissimi problemi con il mio corpo-in-bikini che ho sempre avuto da anni a questa parte;

• mi sono illusa pensando che quest'anno non avrei avuto gli stessi dannatissimi problemi con il mio corpo-in-bikini che ho sempre avuto da anni a questa parte;

• mi sono illusa di riuscire a mangiare una pizza senza riempirmi di sensi di colpa - ma non ci riesco;

• non so cosa fare. Ma questa non è proprio una gran scoperta...

mercoledì 29 giugno 2011

COMMENTO AL COMMENTO DI ...The Rose... AL MIO POST PRECEDENTE: la mia storia e le storie inutili.


perché penso di raggiungere più persone con i miei pensieri se li esprimo in un post, piuttosto che in un commento che quasi nessuno leggerà.

Commento di ...The Rose... :

Mia personale opinione.. se noi soffriamo di DCA è perchè lo vogliamo... ok lo vogliamo per via della nostra società.. ma quante ragazze ci sono che riescono benissimo a fregarsene?? si beh fanno del loro meglio per migliorarsi ma non ne fanno una malattia... noi invece ci impuntiamo su questo... credo che fondamentalmente sia una noostra mancanza di reali interessi che abbiamo nella vita... io son la prima eh!! nn faccio sport... nn coltivo hobbies... e focalizziamo le nostre attenzioni sulle cose sbagliate... colpa della società? colpa dei nostri genitori?? colpa nostra?? secondo me di tutti e 3!! cosa che non è così per le baby miss... dato che dipende totalmente dalla madre... o cmq dai genitori e dalla società ma non han un vero e proprio pensiero da esprimere..

un abbraccio forte


"lo vogliamo"... "mancanza di reali interessi"... "focalizzazione sulle cose sbagliate"...???

Allora, chiariamo le cose importanti ed evitiamo le cazzate.
Questo post sarà un po' lungo, e anche forse molto duro, ferirò qualcuno? chiedo scusa in partenza, ma sono stufa di incontrare sulla mia strada virtuale ragazzine annoiate e superficiali che scambiano un disturbo alimentare vero con un passatempo. Cito il primissimo post del blog di ...The Rose... e penso e spero che si commenti da solo nella sua stupidità assurdità:

oggi per la prima volta cerco disperatamente blog pro ana e mi sto convincendo sempre più che sia giusto.


Quando ebbi la fantastica idea di iniziare a vomitare ciò che mangiavo, GIURO che non sapevo nemmeno cosa fossero i disturbi alimentari. L'unica persona tramite la quale sapevo 'qualcosa' era Laura, figlia di amici dei miei, una ragazza che mi faceva da baby-sitter quando ero piccolina, ecco ricordo di averla vista dimagrita, ricordo di non averla vista più, ricordo mia madre dirmi, tempo dopo, "sai, ora sta bene, è tornata a casa, ma ha passato del tempo in un ospedale alimentata con una flebo perché ha avuto una malattia terribile, è stata anoressica"... Boh, non sapevo bene i perché e i percome di questa malattia, sapevo solo che - data l'esperienza di Laura - quella parola, 'anoressia', mi faceva paura.
Ebbene, quando iniziai a vomitare non stavo nemmeno pensando a Laura. Ignoranza mia, non stavo pensando che 'anoressia' e vomitare il proprio cibo dopo cena avessero qualcosa in comune, qualcosa di terribile, malato, cronico... letale. In realtà, c'era un'altra persona che mi aveva indirettamente messa in contatto con 'quelle cose spaventose': Barbara.
Barbara era la mia migliore amica durante i primi due anni del liceo. Durante il terzo anno (ho un buco nero sul perché e il come sia successo) la nostra amicizia si è affievolita, lei ha iniziato ad allontanarsi, sempre di più, da tutti, da tutto. Durante gli intervalli si chiudeva in se stessa, seduta al proprio banco, mangiava un pacchettino di grissini alla crusca, uno dopo l'altro, e non ne offriva mai. Non sapevo cos'avesse, non osavo chiedere, perché sembrava essere in grado di azzannare chiunque avesse la malaugurata idea di attaccare la sua chiusura. Ricordo quasi soltanto delle mie compagne di classe [stronze, arpie, a posteriori, ora che capisco tutto, vorrei strangolarle con le mie stesse mani se le incontrassi di nuovo, per caso, per sbaglio] ridacchiare alle spalle di Barbara, chiederle un grissino alla crusca solo per il gusto di sentirsi rispondere un "NO!" secco e rabbioso, e continuare a ridacchiare alle sue spalle. Ricordo Elisa saltellare in classe, un giorno, urlando: "C'è PUZZA DI VOMITO IN BAGNO, SCOMMETTO CHE è STATA BARBARA!!". Io, continuavo a non capire. Tutto ciò mi provocava solo una profonda tristezza, e un fondamentale senso d'impotenza.

Ebbene, quando iniziai a vomitare non sapevo come mi fosse venuta quell'idea. Mi pareva però che fosse una cosa strana, sicuramente anormale da fare per il resto del mondo, ma sapere che potevo mangiare quanto volevo, ingannando gli altri, per poi liberarmi di tutte le mie paure, mi conferiva un elettrizzante senso di potere. Quel periodo era pessimo, vomitavo perché pensavo così facendo di scacciare 'quella cosa nera' dentro di me, quel male oscuro che mi faceva soffrire, quel male incomprensibile... Litigavo con mia madre ogni giorno, pesantemente, avevo appena iniziato l'università, i miei giri di amicizie stavano cambiando, mi ero trasferita dai nonni in centro città per essere più vicina alla facoltà, tutto era nuovo, diverso, mi colpiva - positivamente e negativamente. Cominciai a vomitare anche a casa dei miei, nel week-end, perché la cosa nera era sempre dentro di me, c'era qualcosa che mi faceva soffrire costantemente e non capivo né sapevo cosa fosse [e non era "Ana" né "Mia", né altre personificazioni idiote di chissà cosa]. Un giorno di primavera, mia madre si avvicinò e disse che voleva parlarmi. Iniziai a sudare, tantissimo. Tra un pianto e l'altro, le confessai quel che stavo facendo - perché lei se n'era accorta. Lei si sentì in colpa senza sapere perché, mi offrì di trovare "un aiuto esterno": la psicologa che ancora oggi è nel mio cuore, che ringrazierò infinitamente.
Rimasi in terapia per qualche anno - mentre il mio peso scendeva (ma non era il mio obiettivo!), mentre facevo abuso di alcolici e marijuana, mentre avevo solo relazioni occasionali con persone che mi usavano per una sola notte, mentre i miei nonni erano ignari di tutto: abitare da loro mi permetteva di essere libera di autodistruggermi, in quanto i miei si sarebbero accorti di tutto. Ancora adesso, se ci penso, mi sento profondamente in colpa nei confronti dei miei nonni. Ricordo 'la mia prima volta': una delle prime sere in cui avevo le chiavi di casa e i nonni mi dicevano "torna pure quando vuoi!". Sono tornata alle cinque del mattino e avevo scopato nella macchina di un tipo che conoscevo da pochissimo, che era fidanzato con una che abitava lontano, e che non avrei più visto di lì a poco perché nemmeno mi piaceva. Anzi, quella notte avevo percepito tanto dolore.

Non voglio andare avanti con i miei aneddoti personali, mi viene da piangere mentre scrivo, e con gli occhi annebbiati di lacrime non vedo un cazzo di quel che scrivo sul monitor. Concludo dicendo che sono piena di rabbia per queste ragazzine così stupide che si definiscono 'pro ana' (mi fa SCHIFO solo scriverlo). Sono piena di rabbia perché il mio disturbo alimentare, come quello di tante altre ragazze che NE HANNO DAVVERO UNO, si presenta assieme a tutta un'altra serie di disgrazie, non è una perdita di peso volontaria, non è un caso isolato, non è un capriccio. Io stavo male, malissimo, quando vomitavo mediamente ogni due ore, quando iniziarono a venirmi i calli sulle nocche delle dita, quando la mia faccia iniziava a gonfiarsi a causa del vomito mentre il resto del mio corpo si assottigliava sempre di più, quando perdevo i miei amici per andare in giro con gente appena conosciuta, con un gruppo di cocainomani in cui mi sentivo esclusa perché se c'è una cosa di cui ho sempre avuto paura [grazie Dio, se esisti] sono le droghe 'più in là' della marijuana, quando scopavo con il primo incontrato, quando mi venivano gli attacchi di panico in aula in università e in metropolitana, quando rifiutavo l'aiuto dei miei pochi amici veri rimasti perché li percepivo come degli spietati controllori.
Un giorno sono persino capitata su un blog dal titolo "Sognando l'amenorrea". Non sapevo se ridere o se piangere. Quando mi sparì il ciclo per mesi e mesi, mi spaventai tantissimo. Avevo paura di morire, cazzo, di MORIRE... Queste ragazzine deficienti che aprono i loro blog con la wishlist della perdita di peso non sanno cosa vuol dire tutto ciò. Non lo sanno, forse non lo sapranno mai, e oggi mi sento talmente buona da augurare loro di non saperlo mai.

Ora basta, perché sono stanca. Sono stufa. Talmente stufa che pensavo di chiudere questo blog, di cancellare il mio profilo, proprio perché STUFA MARCIA di questo mondo virtuale di piccole donne viziate; ma non lo chiudo, il blog, non ora, perché in questo stesso mondo - proprio come nel mondo reale - vi sono anche persone meravigliose e persone che hanno avuto un Vero disturbo alimentare, e che lottano ogni giorno per uscirne. Anch'io lotto ogni giorno, perché ritengo che l'anoressia e la bulimia siano malattie croniche, per questo detesto e sputo su ogni venerazione di supposte dee della magrezza, su ogni desiderio di un anorexic body.

Rabbrividisco, piango, vi saluto.
Grazie per chi ha letto tutto, fino a qui, e per chi ha compreso. Spero di non dovermi incazzare ulteriormente, spero di non trovarmi altri commenti idioti e privi di senso.
Grazie a chi capisce, a chi ha vissuto, a chi ora sta bene perché riesce finalmente a Vivere, e grazie a chi sta ancora male e sta lottando ogni giorno. Cito (di nuovo, sì!) Rae:

"keep fighting the good fight"

martedì 28 giugno 2011

POST DI COMMENTO AL POST PRECEDENTE


. . .inizialmente stavo scrivendo un commento vero e proprio al post sulle baby miss, ma stava diventando troppo lungo. E così. . .


Faccio presente che ho presentato questa problematica relativa alle 'mini miss' nella speranza di far cogliere l'analogia con i disturbi alimentari, l'ossessione per la magrezza, eccetera eccetera.

Volevo evitare di essere ancora una volta autoreferenziale, per questo ho proposto quei link e le mie relative considerazioni riguardo al problema. In realtà, più che fare luce sulle storie di queste madri esaltate, ho cercato di far leggere tra le righe che anche e soprattutto noi, NOI TUTTE, cresciute, non più bambine inconsapevoli e non ancora madri frustrate, ma NOI in carne ed ossa rifiutiamo la carne e vogliamo le ossa perché siamo SCHIAVE di questa stessa mentalità. Sì: perché è una mentalità - pertanto è bene che ci diamo tutte una svegliata.

Io per prima, io che predico bene e razzolo male, sì: sono contraddittoria, ogni giorno, ma ogni giorno provo a combattere. Che poi si cada costantemente è un altro discorso, ma ci si rialza pure, e si va avanti così... fino a.... lla fine? Io credo nella fine di questo incubo, ci credo e non ci credo in realtà... ma PROVO a respingere la negatività ogni giorno. Con lo sport, con una passeggiata al parco assieme al mio ragazzo, leggendo un libro. Ci si prova, almeno.

Per tutti questi complicati motivi, rimando ancora una volta al blog di Rae, "The Love Yourself Challenge" [vedi LiNkS nella colonnina qui a dx]: accettarci, combattere, amare il nostro corpo, ... è tutto difficilissimo, una strada in salita per chi sta cercando di uscire dal baratro dei disturbi alimentari, ma NE VALE LA PENA, ed è persino uno statement politico:


IN THIS WEIGHT-OBSESSED WORLD, TO LOVE YOURSELF IS REVOLUTIONARY

- parafrasando Rae; o in realtà, à la George Orwell,

"Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario."

Difficile, difficilissimo. Ma... vogliamo provarci?

lunedì 27 giugno 2011

Ecco. Lo schifo, l'ennesimo.


Consiglio anche il documentario della BBC Baby Beauty Queens e, per trattare lo stesso argomento con un filo di tragicomica ironia, il bellissimo film Little Miss Sunshine.

Non ho parole per descrivere ciò che accade, ogni giorno, da anni, in tutto il mondo. Si parla molto dell'industria spietata dello spettacolo, di mercificazione e pornificazione dei corpi, dei falsi modelli di 'bellezza'... Se ne parla, sì, ma qualcuno sta facendo qualcosa?
Tutto questo accade e continua ad accadere, è ormai una mentalità radicata nei cervelli umani del ventunesimo secolo e in diffusione con la stessa rapidità e tossicità di un cancro in metastasi.

Qualcuno sta facendo qualcosa? EH? Rispondete, maledetti!! Rispondete!!!

sabato 25 giugno 2011

100. PostNumeroCENTO.

post numero cento
poco da festeggiare

fuori piove a dirotto
quella pioggerellina sottile con il vento di traverso
che con o senza ombrello t'infradici

ho il ciclo e sto di merda
meno male che la pillola doveva risolvere tutti i problemi

mi sono pesata ieri e sono ingrassata di due chili
mi chiedo come sia possibile
andando a correre tutti i giorni
sarà il ciclo
sarà che mi sono pesata a mezzogiorno e non la solita mattina

sognavo di essere felice entro la mia età attuale
e invece

non mi sopporto
vorrei tanto non farmi le paranoie sul peso e il cibo
né sulle mie (in)capacità
né su ciò che merito o non merito
vorrei anche non pensare al passato
ma in tutto ciò non riesco
lo vorrei tanto tantissimo tantissimissimo
piango ogni giorno da quanto vorrei SMETTERLA

oggi pomeriggio dobbiamo andare a una festa di famiglia
la sua, per ovvi motivi
non voglio vedere la sorella
quella che ha perso quasi dieci chili negli ultimi mesi
e ora fa la spavalda
con me, che temo gli spavaldi
quella che ha lasciato il ragazzo-ameba che aveva (meno male)
e ora fa la disinvolta
con me, che temo i disinvolti
quella che mi fa sentire inadeguata
il bello è che non so neanche perché

sono una paranoica ossessiva del kazzo.

mercoledì 22 giugno 2011

Retroattività.

Ogni volta che m'illudo di poter
guarire
essere guarita, addirittura
non vomitare più
non restringere più
non abbuffarmi più
essere equilibrata
essere felice
poter essere felice
meritarmi di essere felice...

...mi odio, a posteriori e retroattivamente.




nulla di nuovo vivo nel passato sopravvivo il presente e temo fottutamente il futuro mangio mangio ogni tanto meno ogni tanto vomito ogni tanto no ma mi sento in colpa mangio più del solito sarà che faccio sport sarà che vado a correre ogni giorno sempre che non piova oggi piove cazzo a dirotto non smette mai e io sono nervosa voglio andare a correre ma non posso cioè in teoria potrei ma mi è già capitato di correre sotto la pioggia e non è una bella esperienza no per niente quindi oggi sto a casa ho già fatto il gelato al mango una crostata formaggio e cioccolato e delle meringhe quando non so cosa fare sto in cucina si capisce anche la mia gatta è nervosa gira per casa e non si capisce bene cosa voglia le aggiungo cibo non mangia le aggiungo acqua non beve prendo la pallina la lancio non vuole giocare le pulisco la lettiera no non era dovuto a quello a quanto pare il suo nervosismo dato che continua a girovagare topi non ce ne sono credo ne ha cacciato uno due notti fa bleah che schifo ce lo siamo trovato la mattina sul parquet chewed and spitted con le interiora rivoltate ma sono contenta che twiggy sia una cacciatrice e non un'obeso gatto d'appartamento roarrr è una pantera in fondo ora non so cosa fare oggi pomeriggio scopro se avrò un contratto da quattro anni dico quattro all'università pagato strabene ma non sono mica in fibrillazione perché il mio professore mi ha già semidetto che ho ottime possibilità di averlo il che significa between the lines che io quel contratto ce l'avrò mi chiedo cosa vede questa gente in me in questo budino informe che sono io con una montagna d'insicurezze che non mi fanno vivere mah contenti loro contenti tutti tutti tranne me ovviamente mai contenta non è mai abbastanza è troppo o troppo poco ha ragione il mio ragazzo quando ogni tanto mi sclera dietro uff non so che fare vorrei sparire in una crepa che si apra sotto i miei piedi e fondermi al centro della terra tanto non mancherei a nessuno o forse sì ma chi se ne frega io sarò morta e non potrò addolorarmi con il loro dolore voglio essere qualcun altro


aggiornamento (1): conferma del contratto gioia di e complimenti da parenti amici e conoscenti
aggiornamento (2) contemporaneo a (1): conferma del contratto gioia e complimenti di cui (1) visionati semiattacco di panico per fortuna è uscito il sole sono uscita anche io per correre un'oretta quel maledetto contratto mi ha fatto venire un colpo sento come i nervi a pezzi avevo bisogno di scaricarmi ora va meglio

lunedì 13 giugno 2011

S ì ì ì ì ì ì ì ! ! ! !

EVViVA iL REFERENDUM ! ! !
Evviva gli italiani che vanno a votare!
! ! ! ! eVViVa ! ! ! !

Quasi quasi torno a Milano.
Quasi quasi.
Per ora sono qui - e me la devo gestire.
Sono qui, vegeto, provo a vivere, corro, corro molto, moltissimo.
Cerco la libertà che penso di meritarmi. Fottute paranoie.