perché penso di raggiungere più persone con i miei pensieri se li esprimo in un post, piuttosto che in un commento che quasi nessuno leggerà.
Commento di ...The Rose... :
Mia personale opinione.. se noi soffriamo di DCA è perchè lo vogliamo... ok lo vogliamo per via della nostra società.. ma quante ragazze ci sono che riescono benissimo a fregarsene?? si beh fanno del loro meglio per migliorarsi ma non ne fanno una malattia... noi invece ci impuntiamo su questo... credo che fondamentalmente sia una noostra mancanza di reali interessi che abbiamo nella vita... io son la prima eh!! nn faccio sport... nn coltivo hobbies... e focalizziamo le nostre attenzioni sulle cose sbagliate... colpa della società? colpa dei nostri genitori?? colpa nostra?? secondo me di tutti e 3!! cosa che non è così per le baby miss... dato che dipende totalmente dalla madre... o cmq dai genitori e dalla società ma non han un vero e proprio pensiero da esprimere..
un abbraccio forte
"lo vogliamo"... "mancanza di reali interessi"... "focalizzazione sulle cose sbagliate"...???
Allora, chiariamo le cose importanti ed evitiamo le cazzate.
Questo post sarà un po' lungo, e anche forse molto duro, ferirò qualcuno? chiedo scusa in partenza, ma sono stufa di incontrare sulla mia strada virtuale ragazzine annoiate e superficiali che scambiano un disturbo alimentare vero con un passatempo. Cito il primissimo post del blog di ...The Rose... e penso e spero che si commenti da solo nella sua
oggi per la prima volta cerco disperatamente blog pro ana e mi sto convincendo sempre più che sia giusto.
Quando ebbi la fantastica idea di iniziare a vomitare ciò che mangiavo, GIURO che non sapevo nemmeno cosa fossero i disturbi alimentari. L'unica persona tramite la quale sapevo 'qualcosa' era Laura, figlia di amici dei miei, una ragazza che mi faceva da baby-sitter quando ero piccolina, ecco ricordo di averla vista dimagrita, ricordo di non averla vista più, ricordo mia madre dirmi, tempo dopo, "sai, ora sta bene, è tornata a casa, ma ha passato del tempo in un ospedale alimentata con una flebo perché ha avuto una malattia terribile, è stata anoressica"... Boh, non sapevo bene i perché e i percome di questa malattia, sapevo solo che - data l'esperienza di Laura - quella parola, 'anoressia', mi faceva paura.
Ebbene, quando iniziai a vomitare non stavo nemmeno pensando a Laura. Ignoranza mia, non stavo pensando che 'anoressia' e vomitare il proprio cibo dopo cena avessero qualcosa in comune, qualcosa di terribile, malato, cronico... letale. In realtà, c'era un'altra persona che mi aveva indirettamente messa in contatto con 'quelle cose spaventose': Barbara.
Barbara era la mia migliore amica durante i primi due anni del liceo. Durante il terzo anno (ho un buco nero sul perché e il come sia successo) la nostra amicizia si è affievolita, lei ha iniziato ad allontanarsi, sempre di più, da tutti, da tutto. Durante gli intervalli si chiudeva in se stessa, seduta al proprio banco, mangiava un pacchettino di grissini alla crusca, uno dopo l'altro, e non ne offriva mai. Non sapevo cos'avesse, non osavo chiedere, perché sembrava essere in grado di azzannare chiunque avesse la malaugurata idea di attaccare la sua chiusura. Ricordo quasi soltanto delle mie compagne di classe [stronze, arpie, a posteriori, ora che capisco tutto, vorrei strangolarle con le mie stesse mani se le incontrassi di nuovo, per caso, per sbaglio] ridacchiare alle spalle di Barbara, chiederle un grissino alla crusca solo per il gusto di sentirsi rispondere un "NO!" secco e rabbioso, e continuare a ridacchiare alle sue spalle. Ricordo Elisa saltellare in classe, un giorno, urlando: "C'è PUZZA DI VOMITO IN BAGNO, SCOMMETTO CHE è STATA BARBARA!!". Io, continuavo a non capire. Tutto ciò mi provocava solo una profonda tristezza, e un fondamentale senso d'impotenza.
Ebbene, quando iniziai a vomitare non sapevo come mi fosse venuta quell'idea. Mi pareva però che fosse una cosa strana, sicuramente anormale da fare per il resto del mondo, ma sapere che potevo mangiare quanto volevo, ingannando gli altri, per poi liberarmi di tutte le mie paure, mi conferiva un elettrizzante senso di potere. Quel periodo era pessimo, vomitavo perché pensavo così facendo di scacciare 'quella cosa nera' dentro di me, quel male oscuro che mi faceva soffrire, quel male incomprensibile... Litigavo con mia madre ogni giorno, pesantemente, avevo appena iniziato l'università, i miei giri di amicizie stavano cambiando, mi ero trasferita dai nonni in centro città per essere più vicina alla facoltà, tutto era nuovo, diverso, mi colpiva - positivamente e negativamente. Cominciai a vomitare anche a casa dei miei, nel week-end, perché la cosa nera era sempre dentro di me, c'era qualcosa che mi faceva soffrire costantemente e non capivo né sapevo cosa fosse [e non era "Ana" né "Mia", né altre personificazioni idiote di chissà cosa]. Un giorno di primavera, mia madre si avvicinò e disse che voleva parlarmi. Iniziai a sudare, tantissimo. Tra un pianto e l'altro, le confessai quel che stavo facendo - perché lei se n'era accorta. Lei si sentì in colpa senza sapere perché, mi offrì di trovare "un aiuto esterno": la psicologa che ancora oggi è nel mio cuore, che ringrazierò infinitamente.
Rimasi in terapia per qualche anno - mentre il mio peso scendeva (ma non era il mio obiettivo!), mentre facevo abuso di alcolici e marijuana, mentre avevo solo relazioni occasionali con persone che mi usavano per una sola notte, mentre i miei nonni erano ignari di tutto: abitare da loro mi permetteva di essere libera di autodistruggermi, in quanto i miei si sarebbero accorti di tutto. Ancora adesso, se ci penso, mi sento profondamente in colpa nei confronti dei miei nonni. Ricordo 'la mia prima volta': una delle prime sere in cui avevo le chiavi di casa e i nonni mi dicevano "torna pure quando vuoi!". Sono tornata alle cinque del mattino e avevo scopato nella macchina di un tipo che conoscevo da pochissimo, che era fidanzato con una che abitava lontano, e che non avrei più visto di lì a poco perché nemmeno mi piaceva. Anzi, quella notte avevo percepito tanto dolore.
Non voglio andare avanti con i miei aneddoti personali, mi viene da piangere mentre scrivo, e con gli occhi annebbiati di lacrime non vedo un cazzo di quel che scrivo sul monitor. Concludo dicendo che sono piena di rabbia per queste ragazzine così stupide che si definiscono
Un giorno sono persino capitata su un blog dal titolo "Sognando l'amenorrea". Non sapevo se ridere o se piangere. Quando mi sparì il ciclo per mesi e mesi, mi spaventai tantissimo. Avevo paura di morire, cazzo, di MORIRE... Queste ragazzine deficienti che aprono i loro blog con la wishlist della perdita di peso non sanno cosa vuol dire tutto ciò. Non lo sanno, forse non lo sapranno mai, e oggi mi sento talmente buona da augurare loro di non saperlo mai.
Ora basta, perché sono stanca. Sono stufa. Talmente stufa che pensavo di chiudere questo blog, di cancellare il mio profilo, proprio perché STUFA MARCIA di questo mondo virtuale di piccole donne viziate; ma non lo chiudo, il blog, non ora, perché in questo stesso mondo - proprio come nel mondo reale - vi sono anche persone meravigliose e persone che hanno avuto un Vero disturbo alimentare, e che lottano ogni giorno per uscirne. Anch'io lotto ogni giorno, perché ritengo che l'anoressia e la bulimia siano malattie croniche, per questo detesto e sputo su ogni venerazione di supposte dee della magrezza, su ogni desiderio di un anorexic body.
Rabbrividisco, piango, vi saluto.
Grazie per chi ha letto tutto, fino a qui, e per chi ha compreso. Spero di non dovermi incazzare ulteriormente, spero di non trovarmi altri commenti idioti e privi di senso.
Grazie a chi capisce, a chi ha vissuto, a chi ora sta bene perché riesce finalmente a Vivere, e grazie a chi sta ancora male e sta lottando ogni giorno. Cito (di nuovo, sì!) Rae:
"keep fighting the good fight"


