giovedì 31 marzo 2011

Feel-good Music

Imagine a song, that really reached out and touched kids,
And not in a Daily Mail way, innocence corrupted,
But in a way where criticism remained constructive,
And wasn't too politicised and children weren't instructed,
To behave in a way that was unrealistic,
Or made out the way they live was somehow sick and twisted,
But simply pointed out reasons to get it together,
Not shouting "get a job", but just saying,


(Chorus)
Get better, get better, get better, get better,
Get better, get better, get,
Get better, get better, get better, get better,
Get better,
Get better,
Get better, get better, get better,
Get better, get better, get,
Get better, get better, get better,
Get better,


You see the young mother capital is where I live,
Little kids being raised by slightly bigger kids,
Society seems unphased that this is how it is,
While I'm constantly amazed that this is how it is,
They confuse love at first sight with lust at first light,
It must have hurt right when trust first took flight,
You're young, you've no rights, you long for new heights,
But some of those nights leave more than love bites,
Tops cropped, skirts stop at the top of their thighs,
And the boys got that hungry look in their eyes,
They wanna be grown up and have respect you see,
But they're acting uneducated sexually,
I ain't saying' be celibate,
Go out and have your fun,
But there's plenty you can do without impregnation,
And there ain't nothing wrong at all with having children,
Just build yourself a little before you try to build them,
And,


(Chorus)


I see small town syndrome growing in size,
There's not a lot to do, so the kids they decide,
To get drunk every night, a glazed eyes disguise,
Do drugs every night, tired from their lives,
People getting off their faces for a quiet night in,
Kids rolling around the streets rowing and fighting,
But it's all just because life ain't too exciting,
And it's easier than trying to do the right thing,
But there are other choices --- if you want them,
You don't have to tow the line and just float with the flotsam,
You can build your time better when you find a passion,
The Internet and public services give free education,
So it really ain't a case of rich or poor,
It's a case of self-motivation and nothing more,
Like Billy says, whether you have or you have not wealth,
The system might fail you, but don't fail yourself,
Just,


(Chorus)

mercoledì 30 marzo 2011

Un carissimo amico mi chiese,

tempo fa:

" La cosa importante, nella vita, è che tu non smetta mai di ridere. Ma guarda che non intendo sorridere, o essere divertiti da una scena buffa o da una barzelletta... io dico proprio ridere ridere, hai presente quelle risate a crepapelle che ti tendono i muscoli della mascella e ti provocano un mal di pancia disumano, quelle risate che non riesci a smettere? Ecco. Ridere, sì. Bianca, tu quanto tempo è che non ridi così? "



Questa cosa triste mi viene in mente ora, mi provoca una malinconia fuori dal comune, mi rendo conto che la sua domanda suonava retorica alle mie orecchie. Retorica perché in effetti non ricordo quand'è stata l'ultima volta che ho riso, riso per davvero.

Piango.

lunedì 28 marzo 2011

Del senno di poi sono piene le fosse.

Io lo so che se smetto di contare, se sgarro, se assaggio mangio ciò che cucino, se mi dico "massì il weekend", poi va male.
Lo so, mi rendo conto del pessimo risultato delle mie scelte, mi dispero, mi dico "se avessi".
Ma, come ben si sa, del senno di poi sono piene le fosse.

SCHIFO.
Ricomincio a fare la bambina capricciosa che rifiuta il cibo, a contare minuziosamente.
E non voglio vedere quella fottuta bilancia per almeno una settimana.
SCHIFO.
GRASSO.
LARDO.

domenica 27 marzo 2011

La mia ultima maledetta scoperta:

la tisana di senna.

Per chi non lo sapesse, la senna è il più conosciuto (e più efficace?) lassativo naturale.
L'ho scoperta grazie a Kevin [da questo punto di vista, non so quanto sia salutare avere un compagno di sventure con le stesse tue fisse...] e l'ho trovata per pochi soldi in un nature store in centro.
Ebbene, è fantastica in effetti. Una decina scarsa di baccelli di senna secchi per 250 ml d'acqua fredda (=una tazza grande), pentola sul fuoco, lasci bollire a fuoco alto per un paio di minuti, a fuoco spento fai riposare il tutto nella pentola coperta per una ventina di minuti... et voilà.
Da bere la sera affinché faccia effetto la mattina. Proprio come le pilloline malefiche di Dulcolax, con la 'sottile' differenza che la senna non provoca crampi né disidrata. Per farla breve, funziona di brutto senza troppi danni.
Il problema è che la sto usando un po' spesso, e non va bene, perché (come con tutti i lassativi) non si può abusarne.

Nel frattempo il peso è sempre stabile, nonostante io mi veda persino ingrassata, mangio pseudonormalmente sentendomi perennemente in colpa e al tempo stesso fregandomene, cucino costantemente (ieri mi sono persino lanciata su gelato artigianale alla vaniglia - senza gelatiera, eh!), e dentro di me c'è una calma sinistra alternata a momenti di depressione e sconforto. Non provo un sano interesse in alcunché, non riesco a lasciarmi andare né a controllarmi in modo ferreo.

Cosa succede?

Makekkazzoneso... qualcuno me lo spieghi, please.

mercoledì 23 marzo 2011

If you could eat dinner...

con questo raccolgo l'invito di Musidora, rispondendo alla sua curiosità ^^




  1. Toni Negri
  2. Cindy Sherman
  3. Michel Foucault
  4. Ben Harper
  5. Frida Kahlo
  6. Patrick Wolf
  7. Judith Butler


lunedì 21 marzo 2011

SPRING

That's how a first day of spring should look like.
Oggi è il primo giorno di primavera, il sole mi ha svegliata dolcemente facendo capolino dalle nostre tende troppo leggere.

C'è il sole ma oggi rimango a casa. Devo rimanere a casa. Voglio rimanere a casa. Ho cose da leggere per il mio lavoro, questo lavoro che non so bene che razza di piega stia prendendo, il dottorato è una cosa così astratta che non lo auguro a nessuno, ti dà l'impressione di non star facendo nulla, nulla per te né per il mondo né per l'accademia, la quale ormai ovunque va semplicemente avanti a suon di chi-ha-più-soldi-da-sganciare.
La vita? Non me la godo, e non c'è un kazzo da dire né da contraddire. Da fare, forse, sì: fare si può fare sempre - se uno vuole. Voglio? Non so. Cosa voglio?
Oggi voglio ricominciare la dieta da fame, perché a quanto pare è una delle pochissime cose che mi fa sentire davvero realizzata, assieme alla cucina. Dieta da fame... Cucinare... uhm, le due cose non sembrano esattamente fatte per andare insieme. Ma cosa in me è fatto per stare insieme? Cosa in me è mai coerente, semplice, tenero senza interessi, spontaneo?

Un giorno il mio ragazzo mi disse: "Sembra proprio tu abbia perso la tua preziosa spontaneità, quella spontaneità di cui mi ero innamorato. Io mi ero innamorato di te perché in te c'era una spontaneità che nelle persone è difficilissima da trovare. Adesso pare che tu abbia deciso di calcolare tutto nei minimi dettagli, di soppesare le parole che vuoi dire una ad una, di decidere tutto in anticipo 'ché altrimenti è una tragedia. Dov'è, adesso, quella spontaneità?"
Dov'è, kazzo, dov'è?

Vorrei strapparmi tutti i capelli, uno ad uno, anzi, a ciocche grosse, vorrei strapparmeli tutti ed urlare al vento quanto sono miserabile, quanto sono incapace di vivere, di amare, di provare piacere per quel che faccio e quel che ho. Ho tutto. O forse no.


Diario contacalorie : mode : ON.








Lo so di aver sbagliato
E so cosa dirai
Lo so di aver sbagliato, e sono qui
Ma chi non sbaglia mai? 

Lo so di aver tradito
Ma tradire poi cos’è? 

Non credo nel peccato, amore mio
Perché non credo in Dio 
Ho una frase sopra un muro
Quando l’ho scritta non lo so
Posso resistere a tutto
Ma alle tentazioni no
Ma chiamerai il mio nome
Lo so che lo farai
Non c’è nessun altro mondo
Così vicino a te
Che è così uguale a me
E un’altra possibilità
Io la voglio 

Non posso farne a meno del tuo amore, impazzirei
Ma perdermi tra i sensi, mi divora
E io non cambio mai 

Ma chiamerai il mio nome
Lo so che lo farai
Non c’è nessun altro mondo
Così vicino a te
Che è così uguale a me
E un’altra possibilità
Io la voglio

venerdì 18 marzo 2011

Ritorno e sentimenti vaghi

[foto mia : Casa Batllò]
Ebbene, il weekend a Barcellona è stato un flop. Pioggia torrenziale due giorni su tre, litigate con il mio ragazzo, troppi turisti, la Fundaciò Mirò chiusa la domenica pomeriggio. Però grazie al cielo siamo riusciti a vedere anche un sacco di cose fighe, tra arte e parchi, tra Picasso e Gaudì, dalle Ramblas al quartiere gotico. E - last but not least - ho sperperato un buon 200 euro in un meganegozio di Desigual :D senza sentirmi troppo in colpa perché era tanto che volevo fare shoppping da Desigual ma volevo aspettare di essere, appunto, in Spagna per trovare più cose e a prezzi migliori.

Con il cibo non è andata malissimo nel senso che la maggior parte delle volte sono riuscita a nutrirmi di pasti normali senza sentirmi troppo in colpa - eccezion fatta per una cena da me vomitata nel bagno del ristorante causa malessere provocato da accesa discussione con Lui. Tornata dalla Spagna, ho continuato a non contare le calorie, a cercare di mantenere il quasi impossibile equilibrio tra mangiare normalmente e mangiare il meno possibile. Non ho ancora mai vomitato da quel sabato sera a Barcellona, né ho ristretto troppo - eccezion fatta per ieri, quando a causa di intensa giornata lavorativa ho pranzato con una mela, una carota e una barretta Fitness frutti rossi 84 kcal.

Voi penserete che quindi Sta Andando Tutto Bene.

SBAGLIATO.

Mi comporto così per paura.
• Mangio = paura dei commenti del mio ragazzo e paura di perderlo.
• Restringo = paura d'ingrassare.
• Non conto le calorie = paura di varcare il limite prefissato.
• Non mi peso = paura dell'inequivocabile sentenza della bilancia.


Ufffffff.............

venerdì 11 marzo 2011

C. V. D.

ovvero: Come Volevasi Dimostrare.

Come volevasi dimostrare, ricominciare con il calcolo minuzioso delle calorie ha portato i propri frutti. Mi sono asciugata ben benino, la bilancia segna solo mezzo o un chilo in meno, ma io mi vedo meglio, vedo più costole e meno lardo, quindi va bene così. Va bene così se andiamo avanti così, sia ben chiaro.

Ogni tanto (spesso) ho l'impressione di essere sempre quella fuori dal coro, e mi chiedo se sia una mia scelta, se lo faccia consciamente o meno, o se semplicemente sia la gente a lasciarmici, fuori dal coro. Sempre quella che arriva dopo, che è invitata a pranzi, cene o caffè in aggiunta ad altri, quella che il mio ragazzo mi chiama quattro volte la mattina dal lavoro perché... perché? Perché è annoiato? o perché si preoccupa per me? Preoccuparsi di cosa?
Io lo detesto quando la sera davanti alla tv tira fuori il Galak al riso soffiato dal frigorifero. Lo detesto perché io adoro il Galak al riso soffiato. Però va be', nonostante i sensi di colpa post-Galak, mi ripeto anche che diamine, se con quel maledetto cioccolato arrivo per una volta a 1200 calorie giornaliere non è una tragedia.
Comunque le 1000 sarebbero il mio limite massimo. Riesco a starci dentro. Evviva.
Però ogni tanto mi viene da pensare che lui lo faccia apposta - con il Galak, voglio dire. Per farmi mangiare qualcosa. Qualcosa che mi piace, qualcosa che lui sa che io mangerò. Odio. Odio profondo. Amoreodio. L'odio è un sentimento nobile - ricordavocitavo a Juno commentando un suo post. E infatti, è così: preferisco rivoltare tutta la mia bile contro quel che mi disgusta, me stessa se necessario, perché dopo la tempesta vi è sempre una certa quiete.
Ritengo sia inutile comportarmi da buona samaritana nei confronti di me stessa, se quel comportamento al momento non rispecchia quel che sento. Sarebbe ipocrisia, ipocrisia pura - per di più, ipocrisia contro se stessi: la cosa peggiore...

Vi saluto e vado a fare il check-in online, 'ché stasera si parte.
Statemi bene,

con affetto

mercoledì 9 marzo 2011

L'eleganza del Cigno

Ieri sera sono andata al cinema con Kevin a vedere Black Swan.
Non saprei bene come commentare questo film, perché mi ha emozionata troppo per riuscire a parlarne, pensavo di poter avere un opinione a freddo stamattina, e invece ne sono ancora scossa. Dopo il film ho avuto bisogno di una caipirinha :-) per calmarmi, per cercare di non continuare a piangere come avevo iniziato a fare in sala al comparire del directed by Darren Aronofsky. Scusate ma non so bene cosa dire di questo film, mi ha scatenato dentro un turbinio di emozioni pazzesche. Innanzitutto non sapevo che Natalie Portman fosse un'attrice tanto meravigliosa. Il film in sé è un climax che va fortissimo, che aumenta d'intensità fino ad un picco finale in cui tutte le emozioni accumulate durante quell'ora e mezza esplodono, non riescono più a trattenersi: a Natalie Portman succede quel che succede (non voglio fare la spoiler della situazione, per chi non avesse visto il film e avesse intenzione di andare a scoprire di cosa sto parlando), io ho pianto tantissimo. Ovvio, cos'altro può accadere? quando ti senti chiamata in causa, quando tanta eleganza ti colpisce come una lama affilata e ti conduce verso una morte del cuore lenta e dolorosa, quando la nozione di perfezione diventa una percezione, un sentimento troppo forte, inspiegabile ma inevitabile nella sua invisibile ingombranza.
In altre parole, Black Swan è sicuramente un consiglio, ma attenzione: se siete persone sensibili, non solo il film vi lascerà dentro una guerra e un devasto di emozioni, vi succederà anche di incazzarvi di brutto nell'udire risate di almeno una parte del pubblico- la parte becera e ignorante, oserei dire - durante momenti in cui non c'è NIENTE da ridere. Il racconto che si snoda sullo schermo è a mio parere una tragedia unica. Non v'è mai nulla di cui ridere. L'unica volta in cui ho sorriso è stato per una battuta irrilevante del personaggio di Lily, nella scena in cui quest'ultima e Nina sono sedute al tavolino di un bar; il cameriere, che sta portando un sandwich a Lily, inizia a provarci spudoratamente con la ragazza e, fra le altre cose, le dice:
- You got enough cheese?
e secca giunge la risposta di Lily, col suo sorriso sornione:
- No, but you do.
Non so se l'abbiate capita, ma se parlate un minimo d'inglese dovreste arrivarci ;-)

Anyway... cambiando discorso, preferirei non parlare di cibo perché mi viene la nausea solo a pensarci, oscillo tra il controllo ferreo e il lasciarmi andare - oscillazione che, secondo Vincent Cassel nel film sopracitato, dovrebbe essere simbolo di perfezione ... ... - e il peso ancora non scende. No. Non scende. E' fermo allo stesso fotutto numero che vedevo sulla bilancia a novembre scorso, cristo. Lasciamo perdere perché non voglio ammorbare né voi né me stessa con un ennesimo sfogo.

Venerdì (dopodomani!) parto per Barcellona con un weekend lungo con il mio ragazzo. Spero tutto andrà bene, ma ho già visto che pioverà per due giorni e la cosa mi fa innervosire alquanto parecchio un bel po', dato che se vivo in Belgio pretenderei dalla Spagna che mi offrisse condizioni atmosferiche migliori! E invece? invece NO. Pioggia a parte, per lo meno stacco un attimo dalla solita routine: non può farmi che Bene. L'unica cosa che mi dispiace è dover lasciare Twiggy a casa da sola per tre giorni... ma abbiamo già ingaggiato persone fidate che si prenderanno ottima cura di lei.

Insomma: se non mi sentite prima, ci risentiamo settimana prossima.
Fate le brave e mangiate un po' di più... concediamocelo, almeno nel weekend, per evitare abbuffate successive e in generale frustrazioni varie ed eventuali.
Vi abbraccio.


° ° ° ° °



Aggiungo qui ciò che teoricamente sarebbe dovuto essere un auto-commento al mio precedente post, un commento ai commenti, soprattutto all'ultimo commento ricevuto (da Veggie).
Aggiungo qui, perché ritengo il seguente scritto troppo lungo, denso e intenso per essere sbattuto nella celletta dei commenti.

Mi scuso se apparissi peccare di superbia, ma studiando filosofia da sette-otto anni il concetto della 'relatività della normalità a seconda del punto di vista' è per me ormai un luogo comune. Certamente è qualcosa da tenere ben presente nell'etica personale, individuale, di ognuno di noi, ma purtroppo la realtà è altra cosa. Credo che la suddettà relatività, variabilità della normalità o come la vogliamo chiamare, sia molto più un 'dovrebbe essere' che un 'effettivamente è'. Intendo dire che possiamo raccontarcela all'infinito di come sia importante imparare a guardare le cose da tanti punti di vista, di quante sfaccettature semantiche esistano al mondo per riferirsi allo stesso s/oggetto, di quanto la vita è bella e noi siamo meravigliose e dobbiamo solo tirar fuori ciò che già abbiamo dentro... ma - purtroppo o per fortuna - mi sono dis-ciulata, come si dice a Milano, già da un po' di tempo, e ho capito che FOUCAULT AVEVA RAGIONE. Leggetevi Surveiller et Punir o Histoire de la Sexualité vol. I per sapere di cosa sto parlando. Parlando potabile, come direbbe un mio amico siculo, mi riferisco al fatto che

nella realtà di tutti i giorni semplicemente non ci è concesso di pensare e di essere come vogliamo noi, la libertà è una sorta di percezione sensoriale, ognuno di noi è inevitabilmente condizionato dalle dinamiche sociali, politiche, familiari, di genere, ... che ci educano fin dal momento in cui facciamo capolino dall'utero materno su questo mondo putrefatto. Ovvio, con ciò vorrei tentare una critica, non affermare una totale e totalizzante rassegnazione - ma sempre nell'avvertimento generale di un RENDIAMOCENE CONTO.

Provo invidia per chi riesce, naturalmente o dopo molti sforzi, a vivere in un proprio, utopico YES, I CAN!, ma io non ce la faccio, e ne vado persino fiera.
Preferisco impastarmi alla nuda terra, sporcarmi del suo fango, uccidermi di ricordi del passato... per non smettere mai di ricordare chi sono e da dove vengo, senza pretendere di poter cambiare me stessa e gli altri - perché mi è bastata qualche seduta di psicoterapia per accorgermi che il mio carattere, come quello di tutti, è plasmato sin dalla nascita da cose situazioni persone nei cui confronti noi in prima persona non possiamo giocare ruolo alcuno.
Sarò 'sbagliata' (di nuovo..), ma questa è un po' la mia filosofia di vita: per quanto possibile, un umile materialismo.

venerdì 4 marzo 2011

'ché qui non ho il diritto di non essere felice

Allora oggi io mi chiedo:

Cos'è la normalità?
Cos'è giusto, e cosa sbagliato?
Provo a fare un elenchino mentale di comportamenti che, secondo

cultura/paura/morale/etica/salute/volontà/il sistema/autoimposizioni religiose

e chi più ne ha più ne metta, vengono considerati 'giusti' o 'sbagliati':

Giusto è
• non fumare
• non bere troppo
• avere un lavoro
• nutrirsi in modo corretto
• fare sport
• non uccidere
• non rubare
[potrei andare avanti con i dieci comandamenti ma mi sembra un po' patetico]
• essere sani

Sbagliato è
• fumare
• bere troppo e/o fare abuso di altre droghe
• essere disoccupati
• nutrirsi scorrettamente o non nutrirsi affatto
• avere una vita sedentaria
• uccidere
• rubare
[idem come sopra]
• essere malati

Faccio presente che i termini 'sani' e 'malati' sono in corsivo perchè estremamente delicati e sottoposti ad interpretazione soggettiva.

Ebbene, quando succedono cose come QUESTA, cosa pensare?
Chi controlla i controllori?
Chi ci protegge dai protettori?
Siamo stati abituati fin da piccoli a concepire alcune cose, situazioni, persone come 'corrette' e 'scorrette', 'giuste' e 'sbagliate'.
Siamo cresciuti con i film di Walt Disney, dove è sempre all'opera una determinata morale, con i suoi precetti e le sue remore, con il personaggio 'buono' e quello 'cattivo', cioè - rispettivamente - quello che la morale la segue e quello che la trasgredisce. Questi film ruotano sempre attorno al personaggio buono, tutto viene visto, sentito, fatto con gli occhi, le orecchie, i sentimenti e le gesta del personaggio buono.
Nessuno s'è mai chiesto perché lo zio cattivo Scar de Il Re Leone faceva di tutto per cercare di uccidere finalmente Simba, 'legittimo' erede al trono reale. Che cos'è la legittimità? Chi decide cosa è legittimo o meno? Perché c'è sempre qualcuno che lo decide. Magari Scar era il prototipo dell'eroe rivoluzionario con la volontà e la missione di interrompere una società di caste, dove chi comanda lo fa per motivi di sangue - sangue reale, appunto.
Perché il fratello di Pocahontas, Kocoum, viene presentato come il meschino oppositore della relazione fra Pocahontas e John Smith e persino ucciso dall'amichetto di John? In fondo, il povero Kocoum voleva soltanto proteggere la sorella dall'invasore (sterminatore) anglofono che stava gettando le basi per la costruzione del Paese più cattivo - appunto - e imperialista della Storia.

Va bene, basta. Troppo divagare con queste digressioni sull'analisi dei cartoni animati di Walt Disney... ma tutto ciò per dire che, se potessi (perché a livello sociale e sul posto gerarchico di lavoro è molto difficile, se non impossibile), mi ribellerei a questo circo di dicotomie morali con cui siamo stati cresciuti. Tutti. Tutti noi hanno ingerito a cucchiaiate, fin dalla pappa da bebé che ci somministravano senza che potessimo opporci, queste maledette dicotomie. E così impariamo che lo Stato ci protegge e che dobbiamo chiamare la polizia se ci succede qualcosa di brutto nel cuore della notte. Impariamo anche che, per contrasto, certi comportamenti 'non-vanno-bene' - qualche esempio casualmente personale: bere, fumare, mangiare male, vomitare, non mangiare, mentire alle persone, essere asociali... Il male e il bene, il giusto e lo sbagliato, però, sono sempre e comunque distribuiti in modo egemonico, secondo relazioni di potere ben precise, secondo principi etici [solo a nominare questo binomio mi viene la nausea] che sono decisi da qualcuno per qualcun altro, diamine. Siamo prigionieri degli altri e di noi stessi, in ultima analisi anche di coloro dai quali ci aspettiamo protezione...



Quattro e mezza di mattino per la radio 
sono troppo triste e il dj non mi parlerà 
sembra avere tutto così chiaro questo scemo 
sembra sempre una sola la realtà 

che qui non ho il diritto 
di non essere felice 
di non sentirmi vivo 
nella mediocrità 
che mi propini. 

Se volessi modificherei il mio viso 
e ripartirei da zero 
ma sarebbe come arrendersi 
a quello che non sono 
e non sentirsi libero 

di non essere felice 
di non sentirmi vivo 
di non accontentarmi 
della mediocrità 
che mi propini. 

Perchè non posso dirti 
di non essere felice
non sono meno vivo 
non sono meno vivo 



[Afterhours, Milano circonvallazione esterna]

mercoledì 2 marzo 2011

Sono giorni

in cui

il

cibo

non

ha

sapore .

martedì 1 marzo 2011

Senza via di scampo/ ma già si sapeva.

Rieccomi qui. Solita routine, solito computer che funziona e non funziona, solito rapporto di merda col cibo, ... Solita Vita, in altre parole.
La mia casa è più vuota da ieri sera, da quando la mia amica è ripartita. Abbiamo trascorso tre giorni bellissimi, in giro per questa città, in giro per musei e bar e ristoranti, ce la siamo raccontata bene, in lunghe chiacchierate. Un calore amico che non sentivo da troppo tempo. Ho anche mangiato una porzione di patatine fritte, ieri. Col ketchup. Sabato sera però al ristorante ho vomitato; eh oh, troppo cibo, le porzioni erano giganti, non ho vomitato tutto, solo un pochino, giusto per percepire un po' di quel vuoto che mi fa stare tanto bene.
Con lei ho parlato naturalmente anche della Mia Mente Malata, lei è proeccupata, mi dice che al liceo tutte le ragazze della nostra classe quando pensavano 'gambe' pensavano alle mie gambe: lunghe, affusolate, senza essere troppo magre. Mi dice che ora le mie gambe non sono più belle come prima, "si stanno stortando". Nel frattempo però stavamo bevendo una birra, e per le calorie di quest'ultima non mi stavo sentendo in colpa. Le rispondo che mi dispiace per l'opinione che ha delle mie gambe, ma che è tutto sotto controllo, che non è più come qualche anno fa, quando non sapevo badare a me stessa e vomitavo troppe volte al giorno. Ora riesco a domare il mio disturbo, restringere mi aiuta a godermi il cibo le poche volte che non restringo: ho solo bisogno di programmarla, quella nonrestrizione.
Mento a me stessa, insomma. E a lei, naturalmente. Sono senza via di scampo, ma già si sapeva. Soltanto, non voglio lo sappiano gli altri, non voglio farli preoccupare troppo inutilmente - tutto qui.
By the way, stamattina ho spizzicato troppa roba mista e vomitato. Due volte. Continuo quindi a mentire, tout va bien, mi dico. Da domani cercherò di non ricadere in questa merda bulimica. Dico "da domani" perché fino a oggi (compreso), e fintanto che la mia amica era qui, non ho tenuto il conto delle calorie. E Come Volevasi Dimostrare: NO D.A. = DANNI SU DANNI. No control = vomito.
Quindi non mi ripeterò più, mai più se possibile, che devo smetterla di contare le calorie, perché tanto non funziona, fa solo danni.
Da domani, si ricomincia a contare.