martedì 30 novembre 2010
lunedì 29 novembre 2010
Small-talking: Yes, we can!
[Devo PIANTARLA di prendere lassativi ogni volta che, di domenica, mangio troppo.
Non servono a un cazzo, se non a farti star male tutto il giorno successivo.
Evviva...]
Per lo meno il mio umore oggi è un filo più decente: un pranzo con un paio di colleghi carini e senza pretese fa bene al corpo e allo spirito. Quindi un consiglio per tutti: anche se non avete voglia di socializzare con nessuno, cercate di non isolarvi! Un'oretta di giusta compagnia e quattro sane chiacchiere del più e del meno possono risollevare il morale più di quanto ci si possa aspettare! Soprattutto se, devo ammettere, le persone con cui si passa la suddetta oretta NON sono persone che ci conoscono troppo bene, che scaverebbero troppo nella nostra intimità con un solo sguardo... talvolta quella sorta di semi-anonimità garantita da un superficiale small-talk con semisconosciuti è più salutare di una seduta dalla psicologa o di una chiacchierata con un'amica che ci conosce troppo bene per poter evitare di giudicarci.
Insomma: che sia con la panettiera, il tabaccaio, la vicina di casa o un collega di lavoro, io tifo e voto per lo small-talk!
sabato 27 novembre 2010
Sabato Sera
Sarà che sono una fotomaniaca, ma trovo che - al di là dell'idiota Facebook-contesto in cui vengono qui presentate - alcune di queste foto siano molto carine.
Enjoy!
Buon sabato sera :-)
Enjoy!
Buon sabato sera :-)
venerdì 26 novembre 2010
La vera malattia
<< La cosa più importante che ho imparato è che la preoccupazione per la dieta, la fissazione di essere magre o grasse, sono soltanto cortine fumogene. Non è questa la vera malattia. La vera malattia sta nei tuoi sentimenti verso te stessa. C'è una strana contraddizione: tutti pensano che fai tanto bene e che sei tanto brava, ma il tuo vero problema è che pensi di non esserlo abbastanza. Temi di non essere pari alle cose che ci si aspetta da te. Tu hai una sola grande paura, quella di essere come tutti, come la media, insomma non abbastanza in gamba. E questo strano modo di stare a dieta comincia con un'ansia del genere. Vuoi dimostrare che sai esercitare un dominio, che ne sei capace. La cosa singolare è che ti fa sentire contenta di te, ti convince: "Io riesco a concludere qualche cosa". Anzi: "Io riesco a fare una cosa che nessun altro sa fare" e così cominci a pensare che sei un po' meglio di tutta quella gente che guardi dall'alto in basso perché sono trascurati e golosi e non hanno autodisciplina. C'è solo un problema in questo senso di superiorità: non risolve il tuo problema, perché quello che tu veramente desideri è di essere soddisfatta di te stessa pur sentendoti felice e sana. La cosa paradossale è che ti senti in gamba perché sei malata. >>
[Hilde Bruch, La Gabbia d'Oro]
Dannazione. Ogni singola parola.
La pausa pranzo e altre storie
L'altroieri a mezzogiorno ho accompagnato un mio collega a prendere un panino al sandwich-bar vicino al nostro ufficio. Ci siamo seduti, io ho ordinato solo un caffè.
Ieri ci avviavamo verso la mensa per pranzare con altri colleghi e, mentre camminiamo, lui mi dice:
- Oggi mangerai qualcosa, eh!? Ieri a pranzo non hai preso nulla... No, sai, perché se tu oggi non mangiassi di nuovo inizierei a pensare che tu abbia un disturbo alimentare, o qualcosa del genere.
ECCO SBèM. COLPITO IN PIENO - E AFFONDATO.
Alla fine in mensa ho preso, come settimana scorsa, un piattone di verdure crude miste, senza olio, senza pane a parte, con un cucchiaino di salsa rosa. Inutile dire che il suddetto collega mi ha guardata un po' di traverso.
Spero di non dovermi smascherare agli occhi di nessuno, in futuro. Non me la sento proprio...
Intanto sono finalmente giunta ai 5 kg persi tanto agognati. Non solo me ne compiaccio, ma vorrei anche perderne un altro paio, se possibile. E un altro paio ancora...? Cazzo, è proprio vero che quando inizi a dimagrire non è per nulla difficile perdere chili su chili (il tuo stomaco s'abitua, a mangiare meno...), e in più diventa una droga. L'unico sbatti è che poi i vestiti di sempre vanno troppo larghi, ma in fondo una bella cintura e/o un po' di shopping possono risolvere il problema.
Ieri sera ho avuto una discussione con il mio ragazzo, o meglio: dopo un paio di birre e rimuginando su come mi vede e su come mi racconto in questo periodo, ad un certo punto lui è esploso dicendo
che milioni di donne desidererebbero avere la mia figura
che sono perfetta e devo smetterla di fissarmi sul peso
che contare le calorie è da malati di mente
che questo mio calo di peso mi rende nervosa oltre che nevrotica e
che influisce sul mio umore, provocando sbalzi allucinanti e rendendomi più lunatica che mai.
Non fa una piega. Però mi ha fatto un male cane. Mi sono infilata a letto, completamente sotto il piumone, e ho iniziato un piano dirotto. MI dispiace farlo soffrire così, lui mi ama tantissimo, non mi lascerebbe mai e io non riesco a dimostrargli che sento lo stesso per lui; al contrario, con le mie paranoie mi autodistruggo, soffro di apatia e anedonia e tutto ciò risulta in me in un'ancor più profonda tristezza, animata dalla paura di perderlo.
Comunque quando ha visto che piangevo ha cercato di calmarmi, accarezzandomi la testa, abbracciandomi, chiedendomi scusa. E' semplicemente molto preoccupato per me - e come non capirlo. Non lo biasimo, anzi comprendo perfettamente che lui mi 'rivoglia indietro', che veda come il mio stato d'animo attuale offuschi la mia natura, la me che lui ha conosciuto due anni fa... Il problema è che io non so cosa sia, "la vera me".
Ieri ci avviavamo verso la mensa per pranzare con altri colleghi e, mentre camminiamo, lui mi dice:
- Oggi mangerai qualcosa, eh!? Ieri a pranzo non hai preso nulla... No, sai, perché se tu oggi non mangiassi di nuovo inizierei a pensare che tu abbia un disturbo alimentare, o qualcosa del genere.
ECCO SBèM. COLPITO IN PIENO - E AFFONDATO.
Alla fine in mensa ho preso, come settimana scorsa, un piattone di verdure crude miste, senza olio, senza pane a parte, con un cucchiaino di salsa rosa. Inutile dire che il suddetto collega mi ha guardata un po' di traverso.
Spero di non dovermi smascherare agli occhi di nessuno, in futuro. Non me la sento proprio...
Intanto sono finalmente giunta ai 5 kg persi tanto agognati. Non solo me ne compiaccio, ma vorrei anche perderne un altro paio, se possibile. E un altro paio ancora...? Cazzo, è proprio vero che quando inizi a dimagrire non è per nulla difficile perdere chili su chili (il tuo stomaco s'abitua, a mangiare meno...), e in più diventa una droga. L'unico sbatti è che poi i vestiti di sempre vanno troppo larghi, ma in fondo una bella cintura e/o un po' di shopping possono risolvere il problema.
Ieri sera ho avuto una discussione con il mio ragazzo, o meglio: dopo un paio di birre e rimuginando su come mi vede e su come mi racconto in questo periodo, ad un certo punto lui è esploso dicendo
che milioni di donne desidererebbero avere la mia figura
che sono perfetta e devo smetterla di fissarmi sul peso
che contare le calorie è da malati di mente
che questo mio calo di peso mi rende nervosa oltre che nevrotica e
che influisce sul mio umore, provocando sbalzi allucinanti e rendendomi più lunatica che mai.
Non fa una piega. Però mi ha fatto un male cane. Mi sono infilata a letto, completamente sotto il piumone, e ho iniziato un piano dirotto. MI dispiace farlo soffrire così, lui mi ama tantissimo, non mi lascerebbe mai e io non riesco a dimostrargli che sento lo stesso per lui; al contrario, con le mie paranoie mi autodistruggo, soffro di apatia e anedonia e tutto ciò risulta in me in un'ancor più profonda tristezza, animata dalla paura di perderlo.
Comunque quando ha visto che piangevo ha cercato di calmarmi, accarezzandomi la testa, abbracciandomi, chiedendomi scusa. E' semplicemente molto preoccupato per me - e come non capirlo. Non lo biasimo, anzi comprendo perfettamente che lui mi 'rivoglia indietro', che veda come il mio stato d'animo attuale offuschi la mia natura, la me che lui ha conosciuto due anni fa... Il problema è che io non so cosa sia, "la vera me".
mercoledì 24 novembre 2010
Nausea
MinKia se mi viene la nausea a leggere di tutte 'ste pro-Ana.
ChepoichiccazzoèAna....
Se e quando si ritroveranno in un letto d'ospedale con una flebo attaccata al braccio malediranno la loro stupidità.
O forse in quel letto non ci finiranno MAI, perché il loro è solo un atteggiamento.
POSERs DI MERDA.
ChepoichiccazzoèAna....
Se e quando si ritroveranno in un letto d'ospedale con una flebo attaccata al braccio malediranno la loro stupidità.
O forse in quel letto non ci finiranno MAI, perché il loro è solo un atteggiamento.
POSERs DI MERDA.
5 in 2
Cinque chili persi in due mesi. Non male.
Secondo il mio ragazzo soffro di depressione. Sinceramente non saprei.
So solo che mi assalgono spesso paranoie inutili e attacchi di panico più o meno seri per fatti teoricamente irrilevanti, quali lo stare chiusa in metropolitana per poche fermate, tornare a casa verso sera quando è buio e lui è fuori per qualche irrilevante ragione, deconcentrarsi dal lavoro e non trovare in tal modo l'ispirazione per scrivere quel maledetto articolo che ho in ballo da settimane.
Per il resto, tutto normale - tenendo sempre presente che la normalità è un concetto relativo. . . .come tutto il resto.
Secondo il mio ragazzo soffro di depressione. Sinceramente non saprei.
So solo che mi assalgono spesso paranoie inutili e attacchi di panico più o meno seri per fatti teoricamente irrilevanti, quali lo stare chiusa in metropolitana per poche fermate, tornare a casa verso sera quando è buio e lui è fuori per qualche irrilevante ragione, deconcentrarsi dal lavoro e non trovare in tal modo l'ispirazione per scrivere quel maledetto articolo che ho in ballo da settimane.
Per il resto, tutto normale - tenendo sempre presente che la normalità è un concetto relativo. . . .come tutto il resto.
martedì 23 novembre 2010
Galak. Dalla colazione alla Percezione.
La colazione non si salta. Mai.
Me lo diceva sempre, la mia mamma... Ho fatto mio il suo consiglio, il suo ordine, perché uno deve imporselo se vuole perdere peso. La colazione diventa uno dei miei piccoli angoli privati, vi regna una calma sovrana, una dolce lentezza prende il sopravvento sul consueto stress, posso concedermi frammenti di quei dolci che non mi concedo maise non a costo di vomitare.
Il Galak.
Oh, il Galak. Ha il sapore di un'infanzia, la forma del delfino che il nonno acquistava per me quando andavo in visita da lui e la nonna... quel proibito cioccolato bianco che mamma mai avrebbe permesso, perché "in casa non teniamo schifezze".
Il Galak, a colazione. Tre quadratini di quella tavoletta con riso soffiato, e quelle 90 calorie mi paiono il Paradiso. Centellinare quei tre quadratini dividendo ciascuno in due o quattro pezzetti apporta una quantità di soddisfazione libidinosa che le persone con un'alimentazione normale non potranno mai provare. Ingozzarsi cancella i sapori; la sensazione della fame provoca un piacere assimilabile all'effetto di una SoStaNZa pSiCotRoPa. . . impagabile turbinio di percezioni, amplificazione dei sensi, mentre la testa gira e il corpo sembra fluttuare in uno spazio di gravità assente. . . . [i.passanti.come.robottini.spenti...]. . . .ah, la Bellezza dell'allucinazione, nell'attesa di quei tre quadratini di Galak.
Me lo diceva sempre, la mia mamma... Ho fatto mio il suo consiglio, il suo ordine, perché uno deve imporselo se vuole perdere peso. La colazione diventa uno dei miei piccoli angoli privati, vi regna una calma sovrana, una dolce lentezza prende il sopravvento sul consueto stress, posso concedermi frammenti di quei dolci che non mi concedo mai
Il Galak.
Oh, il Galak. Ha il sapore di un'infanzia, la forma del delfino che il nonno acquistava per me quando andavo in visita da lui e la nonna... quel proibito cioccolato bianco che mamma mai avrebbe permesso, perché "in casa non teniamo schifezze".
Il Galak, a colazione. Tre quadratini di quella tavoletta con riso soffiato, e quelle 90 calorie mi paiono il Paradiso. Centellinare quei tre quadratini dividendo ciascuno in due o quattro pezzetti apporta una quantità di soddisfazione libidinosa che le persone con un'alimentazione normale non potranno mai provare. Ingozzarsi cancella i sapori; la sensazione della fame provoca un piacere assimilabile all'effetto di una SoStaNZa pSiCotRoPa. . . impagabile turbinio di percezioni, amplificazione dei sensi, mentre la testa gira e il corpo sembra fluttuare in uno spazio di gravità assente. . . . [i.passanti.come.robottini.spenti...]. . . .ah, la Bellezza dell'allucinazione, nell'attesa di quei tre quadratini di Galak.
lunedì 22 novembre 2010
Voilà.
Nota positiva
Un'altra settimana ha avuto inizio.
Il lunedì fa paura a molti, causa mal-di-lavoro-post-weekend.
Non so, a me invece piace, il lunedì. E' un nuovo inizio, posso finalmente dire addio al weekend di apatia e alimentazione fuori controllo.
Quindi auguro a me e al mondo: buon inizio settimana!
Nota negativa (?)
Tanto per farmi del male, sto (ri)leggendo La Gabbia d'Oro. L'Enigma dell'Anoressia Mentale di Hilde Bruch. Molte/i di voi sapranno sicuramente di che libro sto parlando, dato che è piuttosto conosciuto nel genere. Benché datato, a mio parere fornisce attraverso i suoi racconti di casi specifici informazioni utili a coloro che da tempo convivono e combattono contro i DCA: 'utili' non tanto perché dia consigli o pacche sulla spalla (perché non dà né gli uni né le altre), ma al contrario perché presenta le dinamiche interiori, familiari e sociali attraverso cui i meccanismi dei maledettissimi DCA vengono attivati e si scatenano dentro la persona che ne soffre.
Come faccio sempre durante la lettura di libri su queste tematiche, pagina per pagina sottolineo a matita i passaggi in cui, purtroppo o per fortuna, volente o nolente, mi ritrovo, e sopratutto ritrovo la mia famiglia - perché ragazzi la storia familiare è ciò che per la maggior parte fa scattare il DCA, e venire a sapere come le dinamiche familiari e le storie personali della propria madre davvero operano fa venire la pelle d'oca. Ogni tanto penso che non vorrò mai avere figli, per evitare di infettarli con il mio stesso male di vivere...
In ogni caso, ho deciso di regalarvi alcune citazioni dal suddetto libro che mi hanno colpito e commosso e fatto rabbia in particolar modo: se da un lato fa male, molto male (quanti pianti, in terapia....) essere messi di fronte ai propri malati meccanismi mentali, dall'altro può servire come esorcismo.
<<
"Ognuno dei suoi insegnanti mi diceva quale gioia fosse averla in classe."
Molte madri trovano che non ci sia nulla da raccontare: la bambina non ha fatto mai difficoltà e mangiava quello che le si metteva davanti. [...] erano invidiate da amiche e vicine di casa perché la loro bambina non faceva storie per il mangiare ed era obbediente anche durante la classica 'fase di resistenza'. Questo comportamento esemplare riguarda anche altri campi: pulizia, niente giochi violenti o comportamento distruttivo, nessuna disobbedienza o abitudine a contraddire.
[...] La maggioranza delle madri dice: "tutto andava bene; non ha mai fatto difficoltà".
Esisteva una regola ferrea, "finisci quello che è nel tuo piatto", sebbene nessuno le chiedesse mai quanto volesse e se quel cibo le piacesse o no. L'orrore di dover mangiare pur essendo sazia le era rimasto e aveva avuto una parte importante nel suo comportamento anoressico. Anche quando era già migliorata, era ancora assillata dal timore di mangiare troppo, perché sentiva che l'educazione ricevuta da piccola l'aveva lasciata priva della capacità di regolarsi.
Succede così che una cosa piacevole come il ricevere regali svolge nella loro vita un ruolo che le rende stranamente confuse e rappresenta perfino uno stress. Sentono di non meritare i doni, non sanno che cosa desiderano né come chiederlo. [...]
"Ho sempre fatto quello che ci si aspettava da me; la mamma decideva tutto."
[...] Per fortuna, alcuni doni si distinguevano dal resto perché soddisfacevano veramente un suo desiderio e le facevano piacere, in quanto la bimba era sicura che fossero proprio pensati per lei. Il padre viaggiava all'estero per la sua professione e nulla la rassicurava di più delle bambole che riportava nella sua valigia: le dimostravano che papà aveva pensato a lei mentre era lontano.
>>
venerdì 19 novembre 2010
Quando ti dicono
Quando ti dicono
"ma sei dimagrita?!"
fa bene
al tuo ego.
FORSE.
Fottuta bilancia.
Fammi vedere che sei con me, anziché contro di me.
Mostrami che i miei sforzi servono a qualcosa, i miei sforzi per percepirmi più leggera, più eterea, più evanescente, più invisibile e al tempo stesso più visibile...
Dimmi che posso farcela,
aiutami a provare quel senso di potere su me stessa, ne ho bisogno per ogni aspetto della mia vita.
Non tradirmi.
[che incubo la mensa. in tre anni di permanenza, ieri la mia prima esperienza in mensa. che incubo. chepppàlle quando tutti guardano il tuo piatto con una faccia-a-punto-interrogativo, perché sul tuo piatto ci sono solo verdure crude. scondite. potrò mangiare quel cazzo che voglio, mentre tu ti rimpinzi di pollo e patatine fritte con maionese? LASCIATEMI IN PACE. è l'unica cosa che chiedo - mentre dentro di me sbraito richieste d'attenzione. FUCK. la cosa peggiore è rendersene conto e al tempo stesso non fare nulla per migliorare la situazione.]
mercoledì 17 novembre 2010
Scrittura e terapia. [o della terapia scrittoria]
Quando è un periodo in cui ascolto prevalentemente gli Afterhours (fino a Quello Che Non C'è incluso e NON OLTRE, sia chiaro) e il Marilyn Manson di Mechanical Animals, il campanello d'allarme dovrebbe suonare: significa che è un PERIODO NO.
Ho capito che gli Afterhours sono uno dei miei gruppi preferiti mica per niente. E' che non posso fare a meno di quelle parole, del modo CoSì PeRfEttO in cui queste ultime sanno esprimere il travaglio che ho dentro. Quando avrò un attimo di tempo per raccogliere più idee vi (e mi) regalerò un collage di versi significativi - così chi non conoscesse la Sacra Arte di Manuel Agnelli il Poeta può farsi un'idea di cosa vuol dire. Roba che ti tocca dentro, che ti apre in due e tasta la tua carne viva, che trova le parole che tu non hai mai trovato per esprimere ESATTAMENTE quello che vorresti esprimere ma nella cui espressione hai sempre fallito. Perché tu non sei un Dio; Manuel Agnelli invece sì.
Bene, dopo questo sproloquio in cui per l'ennesima volta ho incensato uno dei miei personaggi preferiti, vorrei offrire una riflessione che è dentro di me da alcuni giorni e non ha intenzione di spostarsi... una rifessione su scrittura e terapia, fra scrittura e terapia.
A me è sempre piaciuto scrivere, sin da quando ero alle elementari e scrissi quel tema su Napoleone che aveva così tanto colpito la maestra e mia nonna. Non ricordo se avesse colpito anche mia madre, ma si sa, per mia madre quanto alla scuola ero "bravisssssssima" in generale, non che poi i dettagli contassero molto. ANYWAY. Mi è sempre piaciuto scrivere, dicevo, ma la passione è eslposa davvero solo durante l'adolescenza, quando mi sono innamorata per la prima volta, di una persona che non mi rivolgeva il suo sguardo neanche per sbaglio. Ebbene, sofferenze, letture su letture di romantici tedeschi Novalis Goethe i dolori del giovane Werther e poi Foscolo Leopardi Baudelaire e la scoperta della sofferenza in versi. Scrivo tantissimo, leggo altrettanto, mi faccio di cioccolato nel tentativo di ritrovare la serotonina perduta, rifletto. Rifletto rifletto rifletto. Da quel momento anni 16 e fino ad anni 24 io un ragazzo nel senso di persona-con-cui-stare-per-un-periodo-superiore-al-mese-e-mezzo-e-possibilmente-senza-essere-trattata-come-un-oggetto-ogni-volta non l'ho mai trovato.
Poi saltano fuori i problemi con mia madre... e alla fine decido (BRAVA! CHE IDEA GENIALE! che RaBBia.) di sfogare le mie ansie sul cibo, sul non-cibo, sul vomito, ... quel che capita.
Allora scrivo sempre di più, e inizio ad andare dalla psicologa...
SCRIVERE E PARLARE CON LA PSICOLOGA MI FA BENE.
Questo è per lo meno quel che ho sempre pensato.
Ma allora perché quando sto relativamente meglio non scrivo? Semplice, perché se sto 'meglio' non ho quella cosa nera e pesante da buttar fuori, da espiare, da esorcizzare. Scrivere è esorcismo. Così come lo era parlare con quella donna una volta a settimana.
PeRò - e finalmente dopo tante parole inutili ecco la riflessione principale - mi pongo una domanda: è proprio vero che scrivere ci fa stare meglio? Di primo acchito, sì. Funziona un po' (per lo meno, per me) come quando ho la nausea per la quantità di cibo ingerita o semplicemente per-la-nausea-e-punto e rigetto fisicamente parlando quel che ho dentro. Poi mi sento meglio.
Ecco, scrivere mi fa un po' lo stesso effetto.
Ma, dopo che uno rimette, poi non si sente ancora più una merda di prima? Nella maggior parte dei casi, credo di sì. Nel mio caso, sicuramente sì.
Ecco, scrivere mi fa un po' lo stesso effetto. Rileggo me stessa nelle pagine che ho buttato giù, nel tipo di grafia che ho utilizzato al momento della scrittura, negli spazi che (non) lascio fra le parole, nella pesantezza o leggerezza del tratto, nei disegni a fianco alle lettere. Mi rileggo e capisco quanto sono disturbata, e non so quanto questo faccia bene.
Insomma, la conclusione che vorrei trarre è che la scrittura, così come la terapia piscoanalitica, è doppia: da un lato ci si sente meglio, liberati da un peso eccessivo; dall'altro, invece, si scava sempre più dentro di sé, ci si rende sempre più conto di quanto si sta male, e ci si crogiola volenti o nolenti in quel m a l e d i m i e l e . . .
martedì 16 novembre 2010
Ci risiamo.
Voilà.
Uno parte con le migliori intenzioni del mondo e poi va sempre tutto a puttane.
Vado a pranzo con alcune colleghe, scelgo la proposta del menù meno calorica e più saziante: crema di zucca, formato piccolo. La assaggio con cautela. Bene, non contiene panna né burro, e anche olio ce ne dev'essere pochissimo - altrimenti lo percepirei, dato che a casa per me cucino sempre senza olio. Bene, la assaporo lentamente. Me l'hanno portata accompagnata da un po' d'insalatina verde con un cucchiaino di salsa di yogurt, e due piccoli panini fatti in casa.
Quei maledetti panini.
Ne mangio uno, mentre la mia testa è impegnata a calcolare le calorie totali del mio pranzo. Facendo due conti non sono affatto molte; se poi stasera salto la cena o quasi... Ottimo, ottimo. Se non fosse che a un certo punto m'annoio; i discorsi delle altre mi asfissiano, non riesco ad introdurmi nella conversazione in modo decente, se non per blaterare una critica qui e là.
Misentocomequalcheannofaquandouscivoconimieiamiciemiisolavodatuttoedatuttipurrestandosedutaallorotavolo... è orribile.
Ebbene, mangio con foga anche il secondo, maledettissimo panino.
Inutile dire che TuTTo mi ha fatto venire la nausea, inutile dire che ho testato anche il bagno di quel ristorante. Mancava all'elenco, in effetti.
Detesto parlare di e pensare solo al cibo, penso che se vado avanti così diventerò estremamente noiosa. Ma cazzo, RIUSCISSI a pensare ad altro, ogni tanto... Meglio rimettersi al lavoro.
Bianca
ALLA BESTIA CHE MI TIENE IN GABBIA.
<<
ViDEO
[quando Manuel Agnelli era ancora gggiòvane e scriveva Cose Bellissime]
Sei il colore che non ho
e non catturerò
ma se ci fosse un metodo
vorrei che fosse il mio
fanne quel che vuoi, di noi
me l'hai insegnato tu
se c'è una cosa che è immorale
è la banalità
lo sai
lo sai
che tu sei troppo bianca per restare
mano nella mano con te stessa
e non voglio certo che tu sia
la mia più bella cosa mai successa
sei il colore che non ho
e che vorrei essere io
ma se ti rende libera
ti regalo il mio
lo sai
lo sai
che tu sei troppo bianca per restare
mano nella mano con te stessa
e non voglio certo che tu sia
la mia più bella cosa mai successa
vedrai...
>>
[quando Manuel Agnelli era ancora gggiòvane e scriveva Cose Bellissime]
lunedì 15 novembre 2010
Mi presento.
Riprendo a scrivere, dopo tanto tempo. Non solo su Blogger, ma anche su carta.
Erano due anni che non lo facevo... Due anni in cui forse stavo meglio, perché come mi disse un amico: "Tu quando sei presa bene a scrivere sei presa male a vivere!". Però ho detto forse. Non mi piace piangermi addosso, ho smesso di farlo molto tempo addietro, però quell'inquietudine di fondo non se n'è mai andata.
Quell'inquietudine di fondo che mi portò ad alcuni metodi di autodistruzione, benché io li avessi sempre percepiti come il pane quotidiano che ti tiene in piedi, come la stampella senza la quale non riesco a vivere.
Vita e morte - sempre irrimediabilmente interconnesse.
Dolore e piacere - non esiste l'uno senza l'altro.
Memoria ed oblio - non si contraddicono, anzi.
Entrai in terapia piscoanalitica, ne rimasi affascinata, mi convinsi che mi stava aiutando, adoravo quella donna, era praticamente diventata il mio guru. Pensavo addirittura di scriverci la mia tesi di laurea, sui rapporti fra seghe mentali e possibilità di guarirne, ovvero sui rapporti tra filosofia e psicologia.
Poi la partenza verso l'estero, il trasferimento ad un'università straniera, la calma ritrovata grazie a questa nuova vita e forse soprattutto grazie a Lui, il mio angelo, la mia prima relazione duratura che perdura ancora adesso e che percepisco come eterna. Siamo inseparabili, ed è il primo ad amarmi davvero. Il primo a non trattarmi come un oggetto.
Le persone possono cambiare nel corso degli anni, quando crescono e fanno nuove esperienze, proprio come è successo a me. Però alcuni aspetti della mia personalità non cambieranno mai, soprattutto se essi sono parte di me sin dalla nascita - perché fanno parte del carattere di mia madre, perché ho interiorizzato il suo carattere, perché ho sofferto la sua depressione senza esserne cosciente.
La terapia mi ha senz'altro aiutata a guardarmi dentro e fare ordine nei miei disturbi, ma quello sguardo clinico su me stessa che ho assimilato mi ha anche fatto capire che in fondo con quei disturbi devo convivere. Posso solo adottare una politica di riduzione del danno...
IO SENZA CONTROLLO NON POSSO VIVERE. COME UN DIABETICO SENZA LE SUE INIEZIONI D'INSULINA. IL CONTROLLO MI DIVORA E MI UCCIDE, MA AL TEMPO STESSO MI TIENE IN PIEDI, MI RADDRIZZA IL TIMONE, EVITANDO IL SUICIDIO.
E così eccomi qua. All'estero, vivo da sola con il mio ragazzo, lontana dagli sguardi di mia madre (con la quale, tra l'altro, il rapporto è migliorato visibilmente da quando sono via... anche se durante i miei brevi ritorni in patria i nostri litigi tornano a galla), ho un ottimo posto di lavoro e per giunta all'università, sono economicamente indipendente, i miei colleghi sono persone meravigliose, vivo in una città bellissima in cui non mancano attività culturali e musicali di ogni genere né, volendo, le persone con cui condividerle. Certo, talvolta mi mancano i miei vecchi amici... ma non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, in questo momento storico l'Italia non è esattamente il Paese migliore dove costruirisi un futuro degno di questo nome.
'Di che mi lamento?'
Ebbene, non mi lamento. Soffro in silenzio, ma voglio rompere quest'ultimo con il ricominciare a scrivere, con questo blog. Soffro quando sono sola e mi faccio prendere da attacchi di fame nervosa. Soffro quando mi vedo costretta a vomitare. Soffro quando Lui mangia una fetta di torta di mele con gelato e panna montata e io ho rifiutato di ordinarne una porzione. Soffro quando vado al ristorante e non ho idea di quante calorie contenga ciò che sto mangiando.
Soffro quando conto le calorie ogni giorno, ma mi rendo conto che tenere un diario alimentare è la mia unica àncora di salvezza, ciò che mi tranquillizza e mi permette di pensare ad altro. Se non tenessi conto di ciò che mangio nei minimi particolari sarei ancor più ossessionata dal cibo e dal peso, quel peso che era aumentato di dieci chili durante i miei primi due anni all'estero (sarà che mi sono innamorata...) e che ora sto cercando di far scendere. E' già sceso di sette chili, ma deve scendere ancora. Deve.
Càpita che per cause di forza maggiore io non riesca a controllare quel che mangio e a determinarne il contenuto calorico. E allora solitamente possono succedere due cose: [i] m'inkazzo come una bestia e sto male e divento intrattabile e prendo un lassativo BEN SAPENDO CHE NON SERVE UN KAZZO ma mi dà l'illusione di sentirmi meglio; [ii] vomito, ma cerco di limitarlo al massimo perché dopo anni di bulimia SO CHE FA STRAMALE, fisicamente e psicologicamente - mi fa sentire più calma, mi rilassa da un lato, ma dall'altro mi fa sentire sporca, grassa, stupida, ancora più in colpa.
Il mio ragazzo sa del punto [ii] ma non me lo dice. Mi spiego. Una sera sono scoppiata a piangere, mi ha chiesto cos'avessi, gli ho confessato che ogni tanto sento ancora il bisogno di cacciarmi due dita in gola, lui mi dice "lo so". Lo sa, ma non mi dice nulla quando se ne accorge, perché sa anche che sarebbe solo peggio. E, in effetti, mi rendo conto che mi sento molto più colpevole e molto più propensa a trattenermi se so che lui sa e non mi dice nulla: se mi dicesse "smettila, non farlo, ti fa male, blablabla, ..." penso che la prenderei come una sfida e me ne fotterei bellamente.
• Nota a pié di pagina #1: DETESTO I BLOG PRO-ANA E LA GENTE CHE PENSA CHE UN DISTURBO ALIMENTARE SIA UN HOBBY CARINO E UN BUON MODO PER OTTENERE L'ATTENZIONE DEGLI ALTRI.
• Nota a pié di pagina #2: il mio blog è un po' spoglio, devo ancora capire come funzionano tante cose (sono un po' una capretta, nell'uso del computer!). Quindi mi scuso se appare noioso, cercherò di fare del mio meglio per renderlo più attraente... anche se d'altra parte non mi dispiace un po' di sano minimalismo senza fronzoli ;-)
• Nota a pié di pagina #3: seguo alcuni blog su Blogger da qualche mese, da quando ho capito che non posso fare più di tanto contro i fantasmi e le bestie che ho dentro; mi piace leggere le storie di ragazze che parlano di sensazioni e pensieri in cui mi ritrovo tantissimo. Ho aggiunto ai "blog che seguo" alcuni di questi blog, quelli che per ora mi piacciono di più, quelli in cui mi ritrovo maggiormente. Spero che anche a qualcuna di voi farà piacere seguirmi... questo è l'inizio del mio piccolo viaggio.
Erano due anni che non lo facevo... Due anni in cui forse stavo meglio, perché come mi disse un amico: "Tu quando sei presa bene a scrivere sei presa male a vivere!". Però ho detto forse. Non mi piace piangermi addosso, ho smesso di farlo molto tempo addietro, però quell'inquietudine di fondo non se n'è mai andata.
Quell'inquietudine di fondo che mi portò ad alcuni metodi di autodistruzione, benché io li avessi sempre percepiti come il pane quotidiano che ti tiene in piedi, come la stampella senza la quale non riesco a vivere.
Vita e morte - sempre irrimediabilmente interconnesse.
Dolore e piacere - non esiste l'uno senza l'altro.
Memoria ed oblio - non si contraddicono, anzi.
Entrai in terapia piscoanalitica, ne rimasi affascinata, mi convinsi che mi stava aiutando, adoravo quella donna, era praticamente diventata il mio guru. Pensavo addirittura di scriverci la mia tesi di laurea, sui rapporti fra seghe mentali e possibilità di guarirne, ovvero sui rapporti tra filosofia e psicologia.
Poi la partenza verso l'estero, il trasferimento ad un'università straniera, la calma ritrovata grazie a questa nuova vita e forse soprattutto grazie a Lui, il mio angelo, la mia prima relazione duratura che perdura ancora adesso e che percepisco come eterna. Siamo inseparabili, ed è il primo ad amarmi davvero. Il primo a non trattarmi come un oggetto.
Le persone possono cambiare nel corso degli anni, quando crescono e fanno nuove esperienze, proprio come è successo a me. Però alcuni aspetti della mia personalità non cambieranno mai, soprattutto se essi sono parte di me sin dalla nascita - perché fanno parte del carattere di mia madre, perché ho interiorizzato il suo carattere, perché ho sofferto la sua depressione senza esserne cosciente.
La terapia mi ha senz'altro aiutata a guardarmi dentro e fare ordine nei miei disturbi, ma quello sguardo clinico su me stessa che ho assimilato mi ha anche fatto capire che in fondo con quei disturbi devo convivere. Posso solo adottare una politica di riduzione del danno...
IO SENZA CONTROLLO NON POSSO VIVERE. COME UN DIABETICO SENZA LE SUE INIEZIONI D'INSULINA. IL CONTROLLO MI DIVORA E MI UCCIDE, MA AL TEMPO STESSO MI TIENE IN PIEDI, MI RADDRIZZA IL TIMONE, EVITANDO IL SUICIDIO.
E così eccomi qua. All'estero, vivo da sola con il mio ragazzo, lontana dagli sguardi di mia madre (con la quale, tra l'altro, il rapporto è migliorato visibilmente da quando sono via... anche se durante i miei brevi ritorni in patria i nostri litigi tornano a galla), ho un ottimo posto di lavoro e per giunta all'università, sono economicamente indipendente, i miei colleghi sono persone meravigliose, vivo in una città bellissima in cui non mancano attività culturali e musicali di ogni genere né, volendo, le persone con cui condividerle. Certo, talvolta mi mancano i miei vecchi amici... ma non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, in questo momento storico l'Italia non è esattamente il Paese migliore dove costruirisi un futuro degno di questo nome.
'Di che mi lamento?'
Ebbene, non mi lamento. Soffro in silenzio, ma voglio rompere quest'ultimo con il ricominciare a scrivere, con questo blog. Soffro quando sono sola e mi faccio prendere da attacchi di fame nervosa. Soffro quando mi vedo costretta a vomitare. Soffro quando Lui mangia una fetta di torta di mele con gelato e panna montata e io ho rifiutato di ordinarne una porzione. Soffro quando vado al ristorante e non ho idea di quante calorie contenga ciò che sto mangiando.
Soffro quando conto le calorie ogni giorno, ma mi rendo conto che tenere un diario alimentare è la mia unica àncora di salvezza, ciò che mi tranquillizza e mi permette di pensare ad altro. Se non tenessi conto di ciò che mangio nei minimi particolari sarei ancor più ossessionata dal cibo e dal peso, quel peso che era aumentato di dieci chili durante i miei primi due anni all'estero (sarà che mi sono innamorata...) e che ora sto cercando di far scendere. E' già sceso di sette chili, ma deve scendere ancora. Deve.
Càpita che per cause di forza maggiore io non riesca a controllare quel che mangio e a determinarne il contenuto calorico. E allora solitamente possono succedere due cose: [i] m'inkazzo come una bestia e sto male e divento intrattabile e prendo un lassativo BEN SAPENDO CHE NON SERVE UN KAZZO ma mi dà l'illusione di sentirmi meglio; [ii] vomito, ma cerco di limitarlo al massimo perché dopo anni di bulimia SO CHE FA STRAMALE, fisicamente e psicologicamente - mi fa sentire più calma, mi rilassa da un lato, ma dall'altro mi fa sentire sporca, grassa, stupida, ancora più in colpa.
Il mio ragazzo sa del punto [ii] ma non me lo dice. Mi spiego. Una sera sono scoppiata a piangere, mi ha chiesto cos'avessi, gli ho confessato che ogni tanto sento ancora il bisogno di cacciarmi due dita in gola, lui mi dice "lo so". Lo sa, ma non mi dice nulla quando se ne accorge, perché sa anche che sarebbe solo peggio. E, in effetti, mi rendo conto che mi sento molto più colpevole e molto più propensa a trattenermi se so che lui sa e non mi dice nulla: se mi dicesse "smettila, non farlo, ti fa male, blablabla, ..." penso che la prenderei come una sfida e me ne fotterei bellamente.
• Nota a pié di pagina #1: DETESTO I BLOG PRO-ANA E LA GENTE CHE PENSA CHE UN DISTURBO ALIMENTARE SIA UN HOBBY CARINO E UN BUON MODO PER OTTENERE L'ATTENZIONE DEGLI ALTRI.
• Nota a pié di pagina #2: il mio blog è un po' spoglio, devo ancora capire come funzionano tante cose (sono un po' una capretta, nell'uso del computer!). Quindi mi scuso se appare noioso, cercherò di fare del mio meglio per renderlo più attraente... anche se d'altra parte non mi dispiace un po' di sano minimalismo senza fronzoli ;-)
• Nota a pié di pagina #3: seguo alcuni blog su Blogger da qualche mese, da quando ho capito che non posso fare più di tanto contro i fantasmi e le bestie che ho dentro; mi piace leggere le storie di ragazze che parlano di sensazioni e pensieri in cui mi ritrovo tantissimo. Ho aggiunto ai "blog che seguo" alcuni di questi blog, quelli che per ora mi piacciono di più, quelli in cui mi ritrovo maggiormente. Spero che anche a qualcuna di voi farà piacere seguirmi... questo è l'inizio del mio piccolo viaggio.
HURT/ riparto da qui.
I hurt myself today
To see if I still feel
I focus on the pain
The only thing that's real
The needle tears a hole
The old familiar sting
Try to kill it all away
But I remember everything
What have I become?
My sweetest friend
Everyone I know
Goes away in the end
You could have it all
My empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt
I wear this crown of shit
Upon my liar's chair
Full of broken thoughts
I cannot repair
Beneath the stains of time
The feelings disappear
You are someone else
I am still right here
What have I become?
My sweetest friend
Everyone I know
Goes away in the end
You could have it all
My empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt
If I could start again
A million miles away
I would keep myself
I would find a way
[Nine Inch Nails]
Johnny Cash version
To see if I still feel
I focus on the pain
The only thing that's real
The needle tears a hole
The old familiar sting
Try to kill it all away
But I remember everything
What have I become?
My sweetest friend
Everyone I know
Goes away in the end
You could have it all
My empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt
I wear this crown of shit
Upon my liar's chair
Full of broken thoughts
I cannot repair
Beneath the stains of time
The feelings disappear
You are someone else
I am still right here
What have I become?
My sweetest friend
Everyone I know
Goes away in the end
You could have it all
My empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt
If I could start again
A million miles away
I would keep myself
I would find a way
[Nine Inch Nails]
Johnny Cash version
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