lunedì 22 novembre 2010

Voilà.

Nota positiva
Un'altra settimana ha avuto inizio.
Il lunedì fa paura a molti, causa mal-di-lavoro-post-weekend.
Non so, a me invece piace, il lunedì. E' un nuovo inizio, posso finalmente dire addio al weekend di apatia e alimentazione fuori controllo.
Quindi auguro a me e al mondo: buon inizio settimana!

Nota negativa (?)
Tanto per farmi del male, sto (ri)leggendo La Gabbia d'Oro. L'Enigma dell'Anoressia Mentale di Hilde Bruch. Molte/i di voi sapranno sicuramente di che libro sto parlando, dato che è piuttosto conosciuto nel genere. Benché datato, a mio parere fornisce attraverso i suoi racconti di casi specifici informazioni utili a coloro che da tempo convivono e combattono contro i DCA: 'utili' non tanto perché dia consigli o pacche sulla spalla (perché non dà né gli uni né le altre), ma al contrario perché presenta le dinamiche interiori, familiari e sociali attraverso cui i meccanismi dei maledettissimi DCA vengono attivati e si scatenano dentro la persona che ne soffre.
Come faccio sempre durante la lettura di libri su queste tematiche, pagina per pagina sottolineo a matita i passaggi in cui, purtroppo o per fortuna, volente o nolente, mi ritrovo, e sopratutto ritrovo la mia famiglia - perché ragazzi la storia familiare è ciò che per la maggior parte fa scattare il DCA, e venire a sapere come le dinamiche familiari e le storie personali della propria madre davvero operano fa venire la pelle d'oca. Ogni tanto penso che non vorrò mai avere figli, per evitare di infettarli con il mio stesso male di vivere...
In ogni caso, ho deciso di regalarvi alcune citazioni dal suddetto libro che mi hanno colpito e commosso e fatto rabbia in particolar modo: se da un lato fa male, molto male (quanti pianti, in terapia....) essere messi di fronte ai propri malati meccanismi mentali, dall'altro può servire come esorcismo.


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"Ognuno dei suoi insegnanti mi diceva quale gioia fosse averla in classe."

Molte madri trovano che non ci sia nulla da raccontare: la bambina non ha fatto mai difficoltà e mangiava quello che le si metteva davanti. [...] erano invidiate da amiche e vicine di casa perché la loro bambina non faceva storie per il mangiare ed era obbediente anche durante la classica 'fase di resistenza'. Questo comportamento esemplare riguarda anche altri campi: pulizia, niente giochi violenti o comportamento distruttivo, nessuna disobbedienza o abitudine a contraddire.
[...] La maggioranza delle madri dice: "tutto andava bene; non ha mai fatto difficoltà".

Esisteva una regola ferrea, "finisci quello che è nel tuo piatto", sebbene nessuno le chiedesse mai quanto volesse e se quel cibo le piacesse o no. L'orrore di dover mangiare pur essendo sazia le era rimasto e aveva avuto una parte importante nel suo comportamento anoressico. Anche quando era già migliorata, era ancora assillata dal timore di mangiare troppo, perché sentiva che l'educazione ricevuta da piccola l'aveva lasciata priva della capacità di regolarsi.

Succede così che una cosa piacevole come il ricevere regali svolge nella loro vita un ruolo che le rende stranamente confuse e rappresenta perfino uno stress. Sentono di non meritare i doni, non sanno che cosa desiderano né come chiederlo. [...]
"Ho sempre fatto quello che ci si aspettava da me; la mamma decideva tutto."
[...] Per fortuna, alcuni doni si distinguevano dal resto perché soddisfacevano veramente un suo desiderio e le facevano piacere, in quanto la bimba era sicura che fossero proprio pensati per lei. Il padre viaggiava all'estero per la sua professione e nulla la rassicurava di più delle bambole che riportava nella sua valigia: le dimostravano che papà aveva pensato a lei mentre era lontano.

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