Ieri: una delle giornate più piacevoli e spiacevoli degli ultimi tempi. E stavolta non parlo di cibo, vorrei raccontare, mettere in luce una serie di situazioni che caratterizzano questa città matta in cui vivo, una capitale in cui vigono al tempo stesso anarchia e stato di polizia - grottesca convivenza...
Mi sveglio la mattina con un hangover epico cause troppe birrette la sera prima, le mestruazioni si fanno sentire più che mai, le mie ovaie martoriate hanno bisogno di una lunga camminata.
Esco con B., il mio ragazzo, camminiamo tanto, ci fermiamo per un caffè, poi al parco ci godiamo al massimo questi 24 gradi di primavera. Il cielo è di un azzurro intenso, il sole splende più gioioso che mai - e io mi sento felice. Un amico mi telefona, ci spostiamo in un altro parco cittadino per incontrarlo, andiamo assieme a lui e la sua ragazza a mangiare in un ristorante libanese. Mi godo con non-troppi-ma-neanche-assenti sensi di colpa il mio piatto di verdure, salsine, falafel, pane azzimo, involtini. Buono. Torniamo poi a casa, doccia rigenerante e riposo. Per la sera abbiamo in programma il ristorante etiope che ci piace tanto, una cena programmata da un mese con il fratello di B. e Kevin, il suo ragazzo. Ho già parlato di Kevin in precedenza, vale la pena ricordare che è una persona incredibile: Kevin è buono, sensibile, prezioso.
Ore diciotto e qualcosa, il nostro telefono di casa squilla. B. risponde. E' Gino, suo fratello. Sento B. dire "echt waar?? Godverdomme! we komen er direct aan" - incredulità, indignazione, preoccupazione, "arriviamo subito".
E qui ha inizio la miseria.
Kevin è stato arrestato, ci dice Gino: "era al supermercato e ha rubato una bottiglietta di Coca-Cola, è arrivata la polizia e lui non aveva dietro documenti, lo portano in caserma".
No, aspetta un attimo. Kevin non beve MAI Coca-Cola. E, soprattutto, Kevin non è assolutamente il tipo da rubare, come on what is this for bullshit.
Insomma mi ritrovo di fronte alla stazione di polizia centrale di Bruxelles, con il mio ragazzo e suo fratello, stiamo aspettando che ci facciano sapere qualcosa di Kevin, che nel frattempo è dentro, non può vedere né sentire nessuno. Chissà come sta, povero.
La situazione è la seguente: Kevin è un cittadino americano, New York City, afroamericano per la precisione. [Il fatto che la sua pelle sia scura rappresenterà la buona scusa per la polizia per maltrattarlo, per questo lo faccio presente.] Kevin e Gino sono fidanzati da quasi due anni, Kevin ha deciso l'anno scorso di venire a vivere definitivamente a Bruxelles, a vivere con Gino. Ha iniziato tutte le procedure per legalizzare il suo soggiorno in Europa, con Gino ha persino fatto partire la procedura per la richiesta di matrimonio: naturalmente, sposare un cittadino belga renderebbe Kevin totalmente legale [N.B.: in Belgio i matrimoni omosessuali sono legali tanto quanto quelli eterosessuali]. Il problema è che, trovandosi nel mezzo delle procedure di legalizzazione, Kevin non è ancora ufficialmente iscritto nei vari registri di cittadinanza e blablabla. E ora, il motivo per cui stiamo aspettando con ansia e mille sigarette fuori dalla stazione di polizia, è che gli sbirri devono aspettare una risposta dal Ministero degli Interni per sapere se Kevin può restare in Belgio o meno. Sì, perché può darsi che lo rispediscano a New York la sera stessa.
Aspettiamo, aspettiamo, le ore scorrono lente, andiamo a bere una due tre birre, torniamo alla stazione di polizia, andiamo a fare un giro. Il telefono di Gino non squilla. Sono le nove e mezzo, forse le dieci. Il sole è calato, fa freddino. SQUILLA! Sì, squilla! Kevin. E' a casa. Libero...
E ora sì che possiamo finalmente sapere cosa è successo davvero, dopo abbracci lacrime sorrisi di sollievo.
Kevin era al supermercato cinese da solo a comprare delle verdure prima di andare a trovare un'amica la quale nel frattempo lo chiama al cellulare e gli dice mi puoi portare una bottiglietta di Coca-Cola per favore? Kevin compra 'sta benedetta cola e si avvia verso un altro supermercato per comprare dei limoni che al cinese non avevano. Nel secondo supermercato la security del negozio lo ferma gli chiede di aprire la borsa perquisiscono e trovano la famigerata bottiglietta di Coca-Cola. L'hai rubata qui, dicono, come se essere di colore e abbigliarsi e atteggiarsi in maniera leggermente più effemminata della maggior parte degli uomini bifolchi ti facesse un ladro. Non è vero dice Kevin non è vero l'ho comprata in un altro negozio se avessi ancora lo scontrino potrei dimostrarlo ma putroppo l'ho buttato. Fammi vedere i tuoi documenti dicono, non li ho con me risponde Kevin. Nel frattempo Kevin chiama Gino il quale torna a casa e poi al supermercato con tutti i documenti necessari. Nello stesso frattempo al supermercato le cassiere controllano i codici su 'sta kazzo di bottiglietta di Coca-Cola e scoprono che no, non è stata rubata lì, che viene da un altro negozio. Ma è troppo tardi, la polizia arriva e prende Kevin di forza, lo portano in centrale. E lì, Kevin racconta, lo fanno spogliare, ridono di lui, lo insultano in francese, non fanno il minimo sforzo di parlare inglese. [N.B.: Kevin NON è il tipo da odiare le forze dell'ordine, non ha nulla contro 'gli sbirri' e non s'è mai sognato di porre resistenza a pubblico ufficiale. Quel che racconta è tutto vero, sincero, spaventoso nella sua realtà.] Lo privano di ogni suo oggetto, cellulare bracciali orologio, lo sbattono in una cella buia e senza finestre, c'è una puzza terribile lì dentro. Lo lasciano lì per ore, dopo avergli detto che sperano lo rispediscano negli USA immediatamente, e che se lo merita. Non può difendersi, Kevin, non può parlare ascoltare pisciare non gli offrono neppure un bicchier d'acqua. Dopo tutte 'ste ore lo tirano fuori dalla cella putrida, e senza dirgli nulla gli lasciano un foglio di formalità e gli dicono vai a casa.
Non so che effetto vi faccia conoscere questa storia, se vi tocchi, magari non ve ne frega niente e anzi pensate che il mondo va così. Sì, va così, e mi fa SCHIFO. Bruxelles è una città in cui lasciano i peggiori criminali a piede libero, dove la polizia è frustrata per il troppo lavoro i troppi immigrati irregolari la troppa noia di fare un lavoro di merda come quello. Poi c'è gente che dice che 'solo quegli sporchi comunisti che vanno in manifestazione s'inventano storie malate sulla polizia per essere compatiti per una violenza che non esiste'. Esiste cazzo, e Kevin non è né di destra né di sinistra. E' prima di tutto un essere umano, per giunta cittadino della prima potenza mondiale, nato cresciuto educato da americano, non si sognerebbe mai di inventarsi cose, di attaccare le forze dell'ordine per nulla. Queste cose succedono, ed è bene rifletterci su.
ero passata per fare un salutino e ringraziarti per il commento e trovo questo bel post! ._.
RispondiEliminasono sconcertata direi.
sarò sincera: io non sono di certo di quelle che vanno in manifestazione a favore degli immigrati, dei diritti e cose del genere.
ma un comportamento del genere mi fa alquanto schifo.
anzi, forse per un'ottuso mio stereotipo che ho, per me all'estero in teoria dovrebbe andare tutto a gonfie vele.
ma a quanto pare non è cosi, nemmeno nel campo della giustizia.
tutto il mondo è paese.
cambiamo argomento: mi ispirava il tuo pranzo libanese :D
Premetto ke già tutto quello ke ha fatto la polizia in italia a genova durante il G8 , poi Stefano Cucchi e federico aldrovandi dovrebbe farci riflettere...purtroppo credo a ciò di cui parli e sn consapevole ke qste cose nn dovrebbero succedere ma ke purtroppo hanno sempre ragione loro...non voglio generalizzare xkè sn sicura ke nn tutti quelli ke sn nelle forze dell'ordine sono cosi ma credo ke non dovrebbero esserci neanke poke mele marce tra le persone ke dovrebbero tutelarci :-( mi dispiace x kevin.L'importante è ke tutto si sia risolto.Kiss
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