mercoledì 17 novembre 2010

Scrittura e terapia. [o della terapia scrittoria]

Quando è un periodo in cui ascolto prevalentemente gli Afterhours (fino a Quello Che Non C'è incluso e NON OLTRE, sia chiaro) e il Marilyn Manson di Mechanical Animals, il campanello d'allarme dovrebbe suonare: significa che è un PERIODO NO.
Ho capito che gli Afterhours sono uno dei miei gruppi preferiti mica per niente. E' che non posso fare a meno di quelle parole, del modo CoSì PeRfEttO in cui queste ultime sanno esprimere il travaglio che ho dentro. Quando avrò un attimo di tempo per raccogliere più idee vi (e mi) regalerò un collage di versi significativi - così chi non conoscesse la Sacra Arte di Manuel Agnelli il Poeta può farsi un'idea di cosa vuol dire. Roba che ti tocca dentro, che ti apre in due e tasta la tua carne viva, che trova le parole che tu non hai mai trovato per esprimere ESATTAMENTE quello che vorresti esprimere ma nella cui espressione hai sempre fallito. Perché tu non sei un Dio; Manuel Agnelli invece sì.

Bene, dopo questo sproloquio in cui per l'ennesima volta ho incensato uno dei miei personaggi preferiti, vorrei offrire una riflessione che è dentro di me da alcuni giorni e non ha intenzione di spostarsi... una rifessione su scrittura e terapia, fra scrittura e terapia.
A me è sempre piaciuto scrivere, sin da quando ero alle elementari e scrissi quel tema su Napoleone che aveva così tanto colpito la maestra e mia nonna. Non ricordo se avesse colpito anche mia madre, ma si sa, per mia madre quanto alla scuola ero "bravisssssssima" in generale, non che poi i dettagli contassero molto. ANYWAY. Mi è sempre piaciuto scrivere, dicevo, ma la passione è eslposa davvero solo durante l'adolescenza, quando mi sono innamorata per la prima volta, di una persona che non mi rivolgeva il suo sguardo neanche per sbaglio. Ebbene, sofferenze, letture su letture di romantici tedeschi Novalis Goethe i dolori del giovane Werther e poi Foscolo Leopardi Baudelaire e la scoperta della sofferenza in versi. Scrivo tantissimo, leggo altrettanto, mi faccio di cioccolato nel tentativo di ritrovare la serotonina perduta, rifletto. Rifletto rifletto rifletto. Da quel momento anni 16 e fino ad anni 24 io un ragazzo nel senso di persona-con-cui-stare-per-un-periodo-superiore-al-mese-e-mezzo-e-possibilmente-senza-essere-trattata-come-un-oggetto-ogni-volta non l'ho mai trovato.
Poi saltano fuori i problemi con mia madre... e alla fine decido (BRAVA! CHE IDEA GENIALE! che RaBBia.) di sfogare le mie ansie sul cibo, sul non-cibo, sul vomito, ... quel che capita.
Allora scrivo sempre di più, e inizio ad andare dalla psicologa...
SCRIVERE E PARLARE CON LA PSICOLOGA MI FA BENE.
Questo è per lo meno quel che ho sempre pensato.
Ma allora perché quando sto relativamente meglio non scrivo? Semplice, perché se sto 'meglio' non ho quella cosa nera e pesante da buttar fuori, da espiare, da esorcizzare. Scrivere è esorcismo. Così come lo era parlare con quella donna una volta a settimana.
PeRò - e finalmente dopo tante parole inutili ecco la riflessione principale - mi pongo una domanda: è proprio vero che scrivere ci fa stare meglio? Di primo acchito, sì. Funziona un po' (per lo meno, per me) come quando ho la nausea per la quantità di cibo ingerita o semplicemente per-la-nausea-e-punto e rigetto fisicamente parlando quel che ho dentro. Poi mi sento meglio.
Ecco, scrivere mi fa un po' lo stesso effetto.
Ma, dopo che uno rimette, poi non si sente ancora più una merda di prima? Nella maggior parte dei casi, credo di sì. Nel mio caso, sicuramente sì.
Ecco, scrivere mi fa un po' lo stesso effetto. Rileggo me stessa nelle pagine che ho buttato giù, nel tipo di grafia che ho utilizzato al momento della scrittura, negli spazi che (non) lascio fra le parole, nella pesantezza o leggerezza del tratto, nei disegni a fianco alle lettere. Mi rileggo e capisco quanto sono disturbata, e non so quanto questo faccia bene.
Insomma, la conclusione che vorrei trarre è che la scrittura, così come la terapia piscoanalitica, è doppia: da un lato ci si sente meglio, liberati da un peso eccessivo; dall'altro, invece, si scava sempre più dentro di sé, ci si rende sempre più conto di quanto si sta male, e ci si crogiola volenti o nolenti in quel  m a l e  d i  m i e l e . . .

martedì 16 novembre 2010

Ci risiamo.

Voilà.
Uno parte con le migliori intenzioni del mondo e poi va sempre tutto a puttane.
Vado a pranzo con alcune colleghe, scelgo la proposta del menù meno calorica e più saziante: crema di zucca, formato piccolo. La assaggio con cautela. Bene, non contiene panna né burro, e anche olio ce ne dev'essere pochissimo - altrimenti lo percepirei, dato che a casa per me cucino sempre senza olio. Bene, la assaporo lentamente. Me l'hanno portata accompagnata da un po' d'insalatina verde con un cucchiaino di salsa di yogurt, e due piccoli panini fatti in casa.
Quei maledetti panini.
Ne mangio uno, mentre la mia testa è impegnata a calcolare le calorie totali del mio pranzo. Facendo due conti non sono affatto molte; se poi stasera salto la cena o quasi... Ottimo, ottimo. Se non fosse che a un certo punto m'annoio; i discorsi delle altre mi asfissiano, non riesco ad introdurmi nella conversazione in modo decente, se non per blaterare una critica qui e là.
Misentocomequalcheannofaquandouscivoconimieiamiciemiisolavodatuttoedatuttipurrestandosedutaallorotavolo... è orribile.
Ebbene, mangio con foga anche il secondo, maledettissimo panino.
Inutile dire che TuTTo mi ha fatto venire la nausea, inutile dire che ho testato anche il bagno di quel ristorante. Mancava all'elenco, in effetti.

Detesto parlare di e pensare solo al cibo, penso che se vado avanti così diventerò estremamente noiosa. Ma cazzo, RIUSCISSI a pensare ad altro, ogni tanto... Meglio rimettersi al lavoro.

Bianca

ALLA BESTIA CHE MI TIENE IN GABBIA.

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Sei il colore che non ho
e non catturerò
 ma se ci fosse un metodo
vorrei che fosse il mio

fanne quel che vuoi, di noi
me l'hai insegnato tu
se c'è una cosa che è immorale
è la banalità

lo sai 
lo sai 
che tu sei troppo bianca per restare
mano nella mano con te stessa
e non voglio certo che tu sia
la mia più bella cosa mai successa

sei il colore che non ho
e che vorrei essere io
ma se ti rende libera
ti regalo il mio

lo sai 
lo sai 
che tu sei troppo bianca per restare
mano nella mano con te stessa
e non voglio certo che tu sia
la mia più bella cosa mai successa

vedrai...
>>

ViDEO
[quando Manuel Agnelli era ancora gggiòvane e scriveva Cose Bellissime]