lunedì 15 ottobre 2012

Martedì 6 novembre:

l'appuntamento con una psicologa in un centro legato all'università in cui lavoro, una psicologa 'generica' che ascolterà la mia storia per un'ora per poi darmi consiglio sul da farsi = per poi darmi il nome di una qualche psicoterapeuta che lavori nello specifico sulla mia problematica...
spero di arrivare al 6 novembre con la voglia di cambiare. spero di non vedere l'ora del 6 novembre, perché adesso la voglia di ricominciare la terapia proprio non c'è.
sapete qual'è la cosa di cui più penso "che sbatti", se ci penso in questo momento? dover raccontare tutto da capo a una che, poraccia, non mi conosce e dovrà pur farsi un'idea del personaggio. (certo che sono proprio una pigrona polemica!)

no, in realtà la cosa che mi fa più paura è dover riaprire il vaso di pandora, e chissà quante cose brutte usciranno... chissà quanti pianti catartici dovrò versare ancora, prima di vedere una misera luce in fondo al tunnel.

la seconda cosa che mi fa più paura è che a me non sembra affatto di stare in un tunnel: "io sto benissimo."
in effetti, mi sento proprio a posto, non faccio nemmeno fatica a restringere, lavoro con una concentrazione da paura - che fa paura agli altri ma non a me... che a me non fa paura finché non mi fermo a pensare. peccato che io, da sola, non mi fermi praticamente mai a pensare. sono sempre gli altri a farlo per me, e probabilmente questo è il motivo per cui devo tornarci, da una maledetta psicoterapeuta.
ho pianto quando il mio ragazzo mi ha detto che sono fredda, o che mangiare con me è come mangiare da soli.
ho pianto quando il mio relatore mi ha chiesto se fossi dimagrita.
ho pianto, a lacrime trattenute, mentre stamattina dicevo al mio medico di base che avevo bisogno del nome di una buona psicologa. ho continuato a trattenere le lacrime e a sentirmi di merda quando lei mi ha sorriso con un sorriso materno e intristito, quando mi ha fatto capire che provava empatia nei miei confronti.

devo imparare a piangere da sola, perché penso sia il primo passo verso la famigerata 'ammissione del problema' - e l'ammissione del problema, com'è noto, è a sua volta il primo passo verso la risalita... non la soluzione forse, ma una minima di risalita sì cazzo! speriamo. tutto questo richiede un'opera di autoconvincimento che mi appare come uno sforzo disumano...

1 commento:

  1. Ammettere un problema non fornisce la chiave per risolverlo - magari fosse così... - ma, per lo meno, permette di mettere un punto fermo. Di dare un inquadramento. Se sai qual è il problema, lo concretizzi. Poi, puoi decidere di lavorarci su o meno, ma per lo meno non puoi più fuggire. E puoi decidere in quale modo elaborarlo.
    Certo, io credo tu abbia centrato il punto quando hai detto che hai paura a riaprire il vaso di pandora... è la stessa difficoltà che ho sempre avuto anch'io... Ma non pensare che devi "ricominciare tutto da capo con una che non ti conosce neanche". Non sei tenuta a raccontare per filo e per segno ogni piega del tuo passato - per lo meno, se in onestà pensi che non sia necessario per il tuo percorso attuale - penso che più che altro potrebbe essere utile per te sviscerare i problemi attuali, le cose che ti mettono in difficoltà adesso, cominciare da quelle, per poi eventualmente estendere il raggio d'azione... Io non credo che una psicoterapia abbia il fine ultimo di guarire da un DCA... però son fermamente convinta che una psicoterapia deve fornire gli strumenti per imparare a leggere dentro noi stesse, per non cadere nei nostri auto-inganni, per non ripetere più volte gli stessi errori... ed è questo che penso dovresti cercare dalla tua terapia...
    In quanto all' "io sto benissimo"... credo tu lo sappia meglio di me cosa significa quell'espressione... adesso dobbiamo solo capire perchè la pronunciamo soprattutto quando le cose stanno aandando decisamente a puttane... Io lo dicevo sempre prima dei miei ricoveri, stavo sempre alla perfezione... peccato che a parlare fosse l'anoressia... certo, era tutto perfetto... per lei.

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