lunedì 7 maggio 2012

Vive la France!

Mais oui: almeno questo ce l'hanno concesso. Noi chissà quando ci libereremo dei tecnocrati - anche se ho l'impressione che si andrà dalla padella alla brace.

Buongiorno e buon inizio settimana.... (tuttavia temo leggerete questo buongiorno stasera, dati i lunghissimi tempi di aggiornamento bacheca di Blogger. Grazie Blogger.)

Oggi non vado in ufficio, non ho voglia. A parte che devono venire a controllarmi il boiler, e poi devo sentire una carissima amica su Skype... e poi l'ufficio mi deprime sempre più. La gente gironzola per i corridoi bevendo caffè slavato e ciarlando dei massimi sistemi. A volte penso proprio che combino di più a casa - finché il mio ragazzo non torna dal lavoro, ovviamente.

Oggi pomeriggio dovrei vedere un amico. Doppio punto di domanda:
(i) amico? boh, non ci vediamo quasi mai, l'ho conosciuto tre anni fa mentre seguivo corsi in facoltà, e lui mi considera una sua cara amica. Ho paura la cosa non sia reciproca. Ho paura di riuscire a chiamare amici davvero pochissime persone, di cui peraltro perdo tracce su tracce grazie a questa fottutissima lontananza geografica dalla madrepatria;
(ii) ci vedremo? mi deve far sapere lui se alla fine si libera o meno dal lavoro. Sono un po' intesita per 'sto appuntamento perché lui e la sua ragazza hanno appena avuto una bambina, e non mi riesce proprio di aprirmi in un sorrisone, di fare la faccina felice perché oh che bello un'altra creatura è venuta al mondo. Primo, il mondo è sovrappopolato. Secondo, ho visto quell'esserino circa un mese fa, ma l'unica emozione che sono riuscita a provare è stato un fastidio enorme alle orecchie quando ha iniziato a piangere a dirotto per esprimere il proprio desiderio nei confronti della poppata successiva. Terzo, e forse più importante per spiegare questo mio cinismo nei confronti dei bambini, ho l'istinto materno di un blocco di cemento armato.

Ieri ho visto la sorella del mio ragazzo, K., mi ha fatto piacere perché il nostro ultimo incontro era stato molto tempo fa. Ha detto delle cose, ieri, che mi hanno fatto riflettere - sulla condizione di noi donne, sulle paranoie che ci facciamo, sulla società contemporanea e i suoi modelli, sui posti di lavoro che ci vengono concessi... riflessioni un po' random, e un po' tristi.
Dunque, K. è una che va a correre quattro volte a settimana, e quando corre non è che faccia cinque chilometri, bensì dieci o venti. E' una, inoltre, che spesso invidia la mia magrezza (!?), chiedendosi e chiedendomi come io faccia ad "essere così" senza fare sport. Io mi sento sempre a disagio mentre ascolto questo tipo di osservazioni, ma a mente lucida non gliene faccio assolutamente una colpa, innanzitutto perché non sa come cazzo vivo per mantenermi "così", e poi perché secondo me lei stessa non sta molto bene. Insomma, fatto sta che ieri sale sulla bilancia ed esclama: "55 kg! non è possibile! pesavo meno prima d'iniziare a correre!" e i suoi occhi diventano lucidi. [Non è alta, la ragazza, ma faccio notare anche a lei che 55 kg NON significano sovrappeso per lei.] Non è qui il caso della solita questione sui muscoli che pesano più del grasso: K. ha effettivamente preso peso nell'ultimo anno, ma questo perché, facendo molto sport, si è concessa pian piano molto più cibo di quando non correva ancora.
Ora, perché mi sono partite le mille riflessioni random di cui sopra? provo ad esprimermi per punti secchi e schematici, poi mollo perché devo tornare al mio lavoro:
• K. si preoccupa tanto del suo peso;
• anni fa, mi racconta il mio ragazzo, K. aveva deciso di diventare vegana per trovare la scusa di eliminare certi cibi dalla sua alimentazione - a titolo informativo, ha fatto anche un periodo a vomitare ma grazie al cielo non in forma troppo grave, cosicché s'è risollevata da sola dalla merda in questione;
• K. è una donna fortissima, secondo me;
• K. guarda sempre il mio corpo;
• K. corre troppo, e troppo spesso, a parer mio la cosa è patologica;
• K. ha avuto una relazione lunghissima e spesso a distanza con un portoghese che s'è rivelato un pappamolle menefreghista. K. l'ha lasciato un anno fa;
• K. dice di essere felice da sola, ma mentre lo dice ha un filo d'amaro in bocca;
• K. mangia sempre troppo in fretta;
• K. ha vissuto, studiato e lavorato in Belgio, Giappone, Corea e Portogallo, imparandone le rispettive lingue. Nonostante ciò, con il suo curriculum della madonna e le sue ferree determinazione e voglia di fare, fatica a trovare un lavoro decente che la gratifichi;
• K. lavora attualmente per un ufficio immigrazioni del governo belga che si occupa di fare interviste alla gente che entra nel paese nel nome di un futuro migliore, e il suo ruolo è decidere se la gente in questione, caso per caso, può restare qui o meno. E' un lavoro di merda, e non tanto perché poverina chissà che situazioni tristi devei sorbirsi ogni giorno con quelle persone che oh povere povere fuggono da situazioni difficili nei loro paesi natali, quanto perché si trova di fronte criminali di guerra che mentono sul proprio passato, personaggi sospetti che hanno già fraudato il sistema sociale belga e di altre nazioni più e più volte, islamisti radicali che fanno finta di convertirsi al cristianesimo per ottenere permessi, uomini che beccano soldi dallo stato e nel frattempo lavorano in nero e nel frattempo spediscono tutti gli euro guadagnati al loro paese d'origine dove costruiscono ville sfruttando lavoratori locali a propria volta, donne che continuano a far figli per ottenere aiuti statali e il cui dossier però non dà un motivo che sia uno per il quale abbiano effettivamente bisogno di cambiar paese, ... devo andare avanti? Non per far polemica, ma io non sono per gli open borders. Ne vedo troppe in questo paese PRIVO di politiche migratorie, e dove tanti autoctoni stanno male, per poter provare pena per tutta una serie di profittatori della sicurezza sociale. Non fraintendetemi, ho sempre votato a sinistra e continuerò a farlo - semplicemente, mi fa incazzare come una iena sapere che qui 'sinistra' significa 'farsi prendere per il culo da un immenso numero di personaggi fraudolenti', gridando all'uguaglianza socio-economica e alla dignità umana dalle proprie ville in campagna.

Evviva le donne - perché siamo schiave di certi modelli che proprio non riusciamo a toglierci dalla testa, e non perché siamo stupide e frivole, ma perché ce li inculcano a forza; e perché spesso dobbiamo ingoiare il machismo di questa società ipocrita per non soccombere.
Evviva K. - perché ho compassione per le frustrazioni che esprime attraverso un'acidità talvolta eccessiva, ma molto spesso anche pienamente comprensibile.
Io l'otto marzo lo festeggio oggi, in seguito a tutte queste riflessioni.

Arrogantemente (se puede decir?), NON mi scuso per lo sfogo, perché questo è un po' l'unico luogo dove posso lasciarmi andare alle riflessioni e ai commenti più disparati e incoerenti :)

Torno al mio lavoro, e vi auguro nuovamente una serena settimana.

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