domenica 22 maggio 2011

Caro cibo,

vorrei iniziare questa lettera con garbo e razionalità. Ci provo, ma temo non sarà facile mantenere il ritegno fino alla fine. Credo sarà molto difficile; anzi: impossibile.
Perché sai, caro cibo, il tuo nome suona piccolo piccolo, le tue quattro lettere sono ridicole. Scusa se te lo faccio notare, scusa se ciò ti offende. Scusa... scusa... in realtà non ho proprio voglia di scusarmi - e sai perché? Perché io ti odio. Tanto quanto ti amo.
Ti amo quando le mie nari percepiscono un genuino profumo di pizza cotta nel forno a legna; ti amo quando preparo i ravioli con il mio amore, quando ho una bottiglia di ottimo vino con cui degustarli; ti amo quando mi concedo una coppetta di gelato in un pomeriggio di sole. Ti amo perché sei amore, cultura, fantasia.
E ti odio, sì. Ti odio con tutto il mio cuore malato. Ti odio perché da anni mi fai soffrire, mi fai sentire inadeguata. Ti odio perché non ti smaltisco mai: resti dentro di me ad avvelenarmi a tempo indeterminato. Ti detesto, sì. Non riesco a sopportarti, mi fai raggiungere un livello di saturazione troppo alto, e mi costringi a rigettarti in un lurido cesso. Non te lo meriti. O forse sì.

Odiato cibo,
tu mi hai rovinato la vita, e nemmeno te ne rendi conto. Tu riesci a trasformare quelli che dovrebbero essere i momenti più belli della mia esistenza in incubi senza via d'uscita. Tu mi odi, dì la verità. Sarà anche colpa mia, e tu forse, semplicemente, mi ripaghi con la stessa moneta. Sarà colpa mia, sì, ma non credo di poterci fare molto. Non posso farci nulla, in realtà.
Cibo, io ti disprezzo perché mi ammalii e mi ammali, perché m'inganni e mi ferisci, perché mi sazi e mi svuoti, perché mi appesantisci con una zavorra oscura che spezza le mie ali e mi impedisce di fluttuare libera come vorrei. Sì, ecco: la tua assenza mi rende libera. Odio le tue catene, non comprendo il bisogno che si ha di te. Tu, sì, proprio tu: sei solo capace di creare una marea di problemi. Spero che questa marea sommergerà anche te, prima o poi; spero potremo fare a meno di te, un giorno, finalmente. Già mi sforzo di ignorarti (a volte sono proprio brava, sai?), e in quei momenti percepisco una calma lunare, un estasi cosmica - e ringrazio l'universo di regalarmi degli attimi in cui ho il permesso d'illudermi: illudermi di non essere più in catene.
Sentiti male adesso, sì, piangi. Piangi le tue lacrime di coccodrillo. Spero tu stia soffrendo, mentre leggi queste righe. Soffri, avido cibo, soffri con tutta la tua anima. Suicidati, se ne hai il coraggio - liberaci da tutti i mali.

Fatalmente Tua,

Bianca

5 commenti:

  1. Io credo che il cibo sia solo il mezzo con cui sfogare ansie, frustrazioni, o per anestetizzarsi dal dolore...
    Spesso commettiamo l'errore di considerarlo un nemico, quando i veri nemici sono altri...e concentrando i nostri sforzi per fargli la guerra, perdiamo di vista cio' contro cui dobbiamo veramente lottare...
    Perdona la franchezza, ma l'unica a soffrire in questo rapporto amore/odio credo sia solo tu...e penso che tu sia anche intelligente da saperlo...anche se immagino la sofferenza che provavi mentre scrivevi queste righe, e che forse ti ha tolto un po' di lucidita'...

    Scusa, ma hai pasticciato ancora con le impostazioni?
    Se clicco sul tuo nickname mi da' " blog non trovato"...o forse hai solo scelto di renderlo invisibile dal profilo...boh!

    Un abbraccio!
    Dony

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  2. è esattamente quello che avrei scritto io..
    un bacio.

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  3. Tu, sì, proprio tu: sei solo capace di creare una marea di problemi. Spero che questa marea sommergerà anche te, prima o poi;

    Lo spero per te.
    Hugs*
    Esse

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  4. avevo i brividi mentre leggevo...........avrei usato le stesse parole se potessi parlare col cibo.....1 bacio

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  5. Ti seguo, questa lettera è molto sentita, ne scaturisce tutta la sofferenza di questo odi et amo. Passa da me se vuoi. Un saluto.

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