lunedì 16 aprile 2012

Riassunto delle 'vacanze' pasquali

Rieccomi a buttar giù due righe sul mio stato attuale. Non so neanche bene perché lo faccio, in realtà, ma penso sia per sentirmi più libera da certi pesi.

Dunque, il concerto di Pete(r) Doherty è stato un fallimento totale. Voglio dire, non che mi aspettassi da un junkie cronico che fosse pulito, per carità io ho molto rispetto per chi si droga e credo fermamente che certe dipendenze non siano tanto da giudicare quanto da comprendere (ogni riferimento ad altre patologie, quali i disturbi alimentari, è puramente casuale), ma neanche mi aspettavo uno scenario del genere, che proverò a riassumere come segue:
• Pete è salito sul palco con quasi un'ora di ritardo, non si reggeva in piedi, ha intonato The Last of the English Roses stonando sia con la voce che con la chitarra, e per il resto... ha farfugliato qua e là, chiedendo scusa e ammettendo che il concerto avrebbe potuto essere migliore.
• La cosa peggiore non è stata certo lo stato pietoso di Pete, bensì il fatto che il pubblico trovasse la cosa molto divertente, la gente rideva di lui, applaudiva, il giorno dopo su Internet sono apparsi troppi commenti positivi da cosiddetti fans ciechi di fronte al declino di un uomo diventato la caricatura di se stesso, dilaniato dal successo, dagli impietosi tabloids inglesi, ma soprattutto da un genio e una sensibilità superiori alla norma che forse lo faranno morire giovane e triste, proprio come è successo alla sua amica Amy (Winehouse).
• Avendo bevuto un po' troppo, e fumato dell'erba troppo forte per il mio corpo martoriato, sono svenuta dopo neanche un terzo di concerto, e ne ho seguito il resto barcollando a metà fra la sala dove si accalcavano le centinaia di persone e il corridoio a fianco, dal quale ho potuto ascoltare una versione straziata e straziante di Music When the Lights Go Out - straziata perché totalmente sconnessa musicalmente, straziante perché il pensiero della miseria in cui Pete è ormai riverso mi faceva venire il magone.
You're so clever, Peter Doherty, but clever ain't wise...

Detto questo, passo al mio viaggetto a Londra: ho bevuto parecchio, vomitato molti pranzi e cene, litigato continuamente con il mio ragazzo perché era insopportabile causa crisi d'astinenza da marijuana, e concluso che comunque sia, nonostante la sua dipendenza, nonostante le differenze incolmabili tra noi, nonostante le mie mani siano di nuovo piene di graffi autoprovocati, e il mio cuore colmo di dolore, lo amo e potrebbe tranquillamente essere la persona con cui passerò il resto della mia vita. In fondo, mica amore e sofferenza vanno a braccetto? e poi, io non credo nella famiglia del Mulino Bianco - anche perché figli non ne voglio.

Ora sono di nuovo al lavoro, anzi è meglio che vi ritorni in modo effettivo 'ché se no non combino mai nulla.
Spero le vostre vacanze siano andate meglio delle mie!

Ah, e se vi capita di essere a Londra nei prossimi mesi vi consiglio la mostra di Damien Hirst alla Tate Modern: un universo rivoltante di mucche pecore squali sezionati e/o sottovetro, farfalle semi-vive, mosche semi-morte, puzzolenti montagne di mozziconi di sigaretta e teste di vacca in putrefazione. Grazie a queste sue shocking-baggianate, Hirst è l'artista più ricco di tutti i tempi, ma la mostra è assolutamente da vedere (soprattutto perché in foto NON rende). Preferibilmente senza aver mangiato in precedenza - cosa che io ho ingenuamente fatto, e della quale poi chiaramente mi sono pentita.




4 commenti:

  1. Sai che i tuoi post degli ultimi mesi sono molto diversi.... Non so sembri un'altra persona 0_0' volevo aspettare a dirtelo....che sta succedendo?magari e'solo 1 mia impressione...boh.bacio grande

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    1. Ciao Holly,
      in che senso "molto diversi"? sono curiosa. Perché io non mi rendo molto conto di come scrivo: scrivo e basta... forse dovrei pensare di più? ;-)

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  2. uh, quante cose avrei da commentare... la prima e forse più irrilevante riguarda l'opera dello squalo di Hirst, la cosa che più mi affascina è il titolo:
    "The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living".
    Non so perché, ma lo trovo calzante per questo tuo post.
    In quel 'nonostante' ci sono galassie dove vorticano pale di Mulini, non certo Bianchi, piuttosto donchisciotteschi.

    A presto,
    un bacio
    Musi

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    1. Musiii ti ringrazio per aver riportato il titolo: stavo proprio pensando di aggiungerlo a didascalia dell'immagine, perché è infatti fighissimo (:
      e 'nonostante' penso sia una delle parole che in assoluto meglio descrive la mia vita... sfortunatamente, o per fortuna.

      :*

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