martedì 31 gennaio 2012

"Quel che è stato è già passato, e mo' il passato se lo tiene"...

...ma se lo tiene davvero?
No, il mio no. Il mio passato mi tormenta in continuazione. La scorsa notte ho fatto due sogni intensissimi.

Sogno numero 1
La mia migliore amica di sempre, quella che non sento più perché si è sposata con un coglione, perché le ho detto cosa penso di lui dopo averli visti convivere in un'atmosfera che io chiamerei orrore.
Eravamo insieme in un caffè-libreria, abbiamo bevuto qualcosa di caldo e parlato di libri... ascoltato musica... salito scale... Ho ricordi vaghi, del sogno numero 1, ma svegliarmi con il pensiero di lei, lei nel sogno da amica, e lei nella realtà da persona che non c'è più, mi ha provocato una fitta al cuore.

Sogno numero 2
Lui. Uno dei miei innamoramenti più potenti, un rapporto durato un paio di mesi e una sofferenza molto più lunga. Lui, la mia ferita che non si rimargina.
Eri in visita da me, sì, da me in questo Paese straniero e sì, da me a casa mia e del mio ragazzo. Ti abbiamo ospitato per un weekend... Eri lì, anzi qui, da me con una ragazza, la tua ragazza, una non bella, un po' una paesanotta ecco, piccolina e con i capelli biondi ossigenati. Tu l'intellettuale, tu il filosofo, tu l'Ammaliatore per eccellenza, con quella ragazzina... e infatti per lei non avevi attenzioni; per me, al contrario... Ti mostravo piccoli oggetti che appartenevano al nostro passato, tu mi sfioravi le dita. Noi, il mondo. Il resto, svanito. Mi sveglio con il dolore che quella non fosse la realtà, e con la vergogna di aver provato ancora, di nuovo, per l'ennesima volta, un sentimento così forte. Per lui. Per qualcosa che non tornerà e non deve tornare.

Il sogno numero 2 è decisamente prevalente, mi sta facendo annegare in ricordi che non dovrei rivangare, la mia giornata di oggi è fottuta. Grazie... Mi sono alzata intontita, Twiggy miagolava, le ho dato da mangiare, mi sono fatta una doccia e nel frattempo pensavo "gli scrivo, devo scrivergli". No, no! Non devo scrivergli, dannazione! E così ho scritto sul mio diario qualche riga, un pezzo delirante che recita così:

Ciao G.,
mi sono permessa di cercarti perché stanotte ti ho sognato.
Ahah quanto suona stupido tutto ciò! Da un lato non so proprio perché ti sto scrivendo, dall'altro, realisticamente, penso di essere curiosa di sapere come va avanti la tua vita - 'semplicemente' perché, in fondo, tu hai rappresentato per me una passione troppo forte e un dolore troppo grande. Anche se preferirei che il passato mi lasciasse in pace, ogni tanto mi sembra di sentire in lontananza le canzoni che ascoltavamo in macchina, o il silenzio della neve fitta a gennaio, o il profumo di quel trancio di salmone nell'appartamento di Corso San Gottardo.
Ricaccio tutto indietro/ ora vivo in Belgio, lavoro per un'università scrivendo un dottorato in teoria politica, ho una relazione da tre anni e abito in centro a Bruxelles con il mio ragazzo e una gatta nera con gli occhi verdi di nome Twiggy.
Non mi aspetto una tua risposta, ammetto... ma se ti va di battere un colpo...
Ogni tanto sono a Milano, un caffè, un giorno, si potrebbe prendere insieme.

Come le lettere non spedite di Nanni Moretti.

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